Lettera di Kurt Cobain

Il testamento di Kurt Cobain

Francesco Rende grafologia giudiziaria Leave a Comment

Immagine 1Su ogni manuale di grafologia che si rispetti si trova scritto a chiare lettere che per analizzare una scrittura bisogna tener conto dei fattori che hanno concorso alla formazione della scrittura stessa.

Saudek (1925) elenca ben dodici elementi che possono incidere sulle “variazioni naturali della grafia” (ovvero quelle non artificiose, quali l’imitazione e la dissimulazione)(Bravo, Variazioni naturali e artificiose della grafia, pp. 34-35).

Per quanto sia un’ovvietà di senso comune che la scrittura varia (in parte) al variare di alcune condizioni soggettive e oggettive (ad es. lo stato d’animo, il piano d’appoggio, lo strumento scrittorio) non c’è niente di più semplice che dimenticarsene in fase di analisi e attribuire qualsiasi variabilità a cause estrinseche, quali ad esempio l’imitazione.

Un esempio molto ben scelto, a questo proposito, è quello riportato in un articolo di Scrittura (n.148) a firma di Antonella Padova dall’eloquente titolo “Insidie peritali”. L’abstract così recita:

Immagine 2«Viene presentata una scrittura caratterizzata da stentatezze, tremori e instabilità che gli esperti potrebbero attribuire alla patologia mentre in effetti dipendono da circostanze contingenti e accidentali. Un monito per grafologi e periti».

Come potete osservare la prima scrittura ha qualcosa di strano. Alzheimer? Parkinson? No, molto semplicemente è stata scritta in pullman.

Cosa c’entri questo discorso con il testamento di Kurt Cobain è presto detto.

Per tutti coloro che hanno avuto 18 anni negli anni 90 non ci sarebbe in effetti bisogno di spiegare chi sia Kurt Cobain. Wikipedia ce lo descrive, molto freddamente, «come un cantautore e chitarrista statunitense, frontman del famoso gruppo musicale grunge Nirvana».

Quello che non dice è che stata un’icona, se mai ce n’è stata una, della musica rock contemporanea, anche per essersi ucciso alla tenera età di 27 anni (il che ha indubbiamento contribuito al processo di “iconicizzazione”).

La lettera di CobainKurt Cobain, il 5 aprile 1994, si è chiuso in un garage, si è iniettato una dose letale di eroina e per non lasciare nulla al caso si è tirato anche un colpo di fucile. Prima di farlo, tuttavia, ha trovato il tempo di lasciare un testamento spirituale, che verrà letto qualche giorno dopo dalla vedova-Cobain (la “anch’ella rocker” Courney Love) ai suoi adoranti fan.

Quella che è passata alla storia come suicide letter è tuttavia al centro di un vero e proprio giallo grafologico. Le ultime righe sono infatti visibilmente difformi dal resto (e in un articolo successivo vedremo come e perché). Secondo alcuni sarebbero stati aggiunte dalla vedova-Cobain, la quale avrebbe addirittura commissionato l’omicidio di Kurt, ovviamente al fine di intascarne le cospicue royalty.

Immagine 3Le righe incriminate, le ultime tre, recitano: «Per favore, Courtney, tieni duro, per Frances, perché la sua vita sia più felice senza di me. Ti amo. Ti amo».

È la prima volta che Kurt si rivolge a Courtney in tutta la lettera e, secondo qualcuno (“a pensar male si fa peccato”) sono proprio queste le righe che sarebbero state aggiunge dall’intraprendente vedova, per allontanare i sospetti dalla sua persona.

Qualcun altro si è spinto addirittura a confrontare la grafia di Courtney con quella di Kurt, e c’è chi è pronto a giurare che Courtney sarebbe stata trovata in possesso di un foglietto in cui si esercitava a imitare la scrittura del defunto (o da defungere) marito.

Nonostante questa teoria abbia un indubbio fascino letterario, come spesso accade, le ipotesi dietrologiche non sono quasi mai le migliori.

Copertina del libro Heavier than HeavenMi era rimasto il sospetto che ci fosse qualcosa di “sbagliato” nel testamento di Kurt, e nelle ultime righe in particolare, ma vuoi per le riproduzioni non certo ottimali, vuoi per pigrizia (non è mai piacevole fare per diletto ciò che si fa per lavoro) non avevo mai approfondito più di tanto.

L’altro giorno, tuttavia, mi sono ritrovato in mano Più pesante del cielo, la biografia dei Cobain di Charles Cross e ho scoperto che c’è una spiegazione molto più semplice, ma non per questo meno affascinante.

«Poi recuperò il biglietto dalla tasca. C’era ancora un po’ di spazio libero. Lo posò sul linoleum, e a causa della superficie fu costretto a scrivere lettere più grossolane, più disordinate» (Cross, Cobain. Più pesante del cielo, Arcana, p. 277).

Non so se questo resoconto sia sufficiente a scagionare la signorina Love dall’accusa di aver fatto “suicidare” il marito, e certamente su una teoria del genere sarebbe impossibile girare un documentario, ma questa storia qualcosina, comunque, ce l’insegna: se non è pullman potrebbe essere linoleum.

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