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Il testamento: aspetti giuridici e risvolti legali (Introduzione)

Francesco Rende grafologia giudiziaria Leave a Comment

testamento1Approfittiamo del nuovo libro di Marisa Aloia, Ascanio Trojani e Marlis Molinari (Strumenti giuridici e tecnici per la perizia su testamenti) per inaugurare una serie di post sugli aspetti giuridici connessi alla professione di perito grafologo.

È un dato di fatto che la nostra professione è intrecciata a doppio filo ad alcune tematiche giuridiche che ne costituiscono insieme il fondamento e il presupposto.

È decisamente sconsigliabile, ad esempio, svolgere la professione di consulente tecnico d’ufficio senza essere consapevoli del fatto è un’attività disciplinata (tra gli altri) dal codice di procedura civile, artt. 61-64 e 191-201.

In altri termini la consulenza tecnica non si situa in vuoto normativo e il consulente grafologo prima ancora che delle tecniche e degli strumenti della grafologia giudiziaria deve essere conscio del contesto legale e giuridico in cui la sua attività si va a situare.

testamento2Fatta salva questa necessaria premessa (e in attesa di leggere il libro di Aloia-Trojani-Morlinari, che a breve sarà disponibile anche su Amazon) partiamo dalle basi giuridiche che disciplinano l’atto testamentario, senza dare nulla per scontato e con l’intenzione programmatica di provare ad essere più chiari che esaustivi.

Il Codice civile dedica un intero libro (il secondo) alle successioni che divide in successioni inter vivos (ad es. mediante contratto) e successioni mortis causa (nello specifico: il testamento).

La successione mortis causa può essere sia a titolo universale che particolare. Nel primo caso il successore (o avente causa) acquista tutti i diritti e gli obblighi del defunto, nel secondo acquista solo uno o più diritti determinati. La cosiddetta “apertura della successione” si verifica al momento della morte nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto. Con questa espressione si intende semplicemente il momento della morte della persona della cui eredità si tratta che è anche il momento in cui «il successore prende il posto del defunto».

L’eredità si può devolvere sia per legge che per testamento. Nel primo caso si ha una successione legittima a cui si ricorre nella misura in cui viene a mancare «in tutto o in parte» quella testamentaria. Delle successioni legittime il Codice Civile tratta al titolo II del libro II, a partire dall’art. 565, che specifica che «nella successione legittima l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti legittimi e naturali, agli ascendenti legittimi, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato, nell’ordine e secondo le regole stabilite nel presente titolo».testamento3

È importante inoltre la notazione dell’art. 457 secondo la quale le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti che la legge riserva ai cosiddetti «legittimari» ovvero «le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti» (art. 536). I legittimatari sono quindi i membri della famiglia del de cuius a cui la legge riserva una quota del patrimonio del defunto, che viene pertanto detta “di legittima” o “di riserva”.

A questa quota si contrappone quella “disponibile” che è la quota del patrimonio di cui è possibile disporre liberamente per testamento. Sono legittimari il coniuge, i figli e (in assenza dei figli) gli ascendenti, dove per “ascendenti” intendiamo “tutte” le persone da cui un soggetto discende per via di generazione. Dalla quota di riserva il Codice Civile esclude curiosamente i fratelli (ma si vedano a questo proposito le la sent. 4-7-1979, n. 55 della Corte Costituzionale e la 12-4-1990, n. 184).

È importante anche considerare che nel codice civile per “eredità”, e contrariamente al senso comune che la identifica genericamente con il “patrimonio”, si intende specificamente l’«insieme dei diritti ed obblighi di cui era titolare la persona defunta, fatta eccezione per quelli che si estinguono con la morte». Conseguentemente la persona chiamata a succedere, o per legge o per testamento, e che ha accettato l’eredità, si definisce erede.

testamento5L’eredità si acquista infatti con l’accettazione (art. 459) che risale al momento nel quale si è aperta la successione. Con questo articolo si sancisce il cosiddetto principio della “retroattività dell’accettazione” che stabilisce che anche se l’accettazione effettiva avviene, come ovvio, in un momento successivo a quello del decesso, “è come se” avvenisse al momento del decesso stesso. Il “chiamato all’eredità” (o “vocato”) è quindi colui che potenzialmente può diventare erede, e che lo diventa se accetta l’eredità (art. 470 e segg.) e non esercita la rinunzia (art. 519 e segg).

Interessanti anche i casi di esclusione dalla successione per indegnità (art. 463), condizione in cui si trova chiunque «abbia compiuto determinati atti costituenti reato o comunque socialmente o moralmente riprovevoli, contro il testatore o la sua libertà testamentaria». Si trova in condizione di indegnità «chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso», «chi ha indotto con dolo o violenza la persona della cui successione si tratta, a fare, revocare o mutare il testamento», «chi ha ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persone della cui successione si tratta», etc.

Fatte salve queste premesse, di carattere del tutto generale e tutt’altro che esaustive, nel prossimo articolo passeremo ad esaminare le successioni testamentarie e lo strumento attraverso il quale si esplicano, nonché sovente oggetto dell’attenzione e dell’analisi del consulente grafico: il testamento.

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