La "cartolina" di Shepp

La telegrafologia e Matthias Shepp (parte 2)

Francesco Rende attualità grafologica, epistemologia grafologica 2 Comments

Come era ampiamente prevedibile la vicenda della grafologa del TG5, che ha analizzato la “scrittura” di Matthias Shepp, sta avendo un ampio risalto sui mezzi di comunicazione. (Qui la prima parte dell’articolo).

Su Youtube il video in questione ha un titolo piuttosto emblematico: epic fail of the century. Che si potrebbe tradurre piuttosto liberamente come «La figura di **** del secolo».

Ne ha parlato inoltre il Fatto Quotidiano in un articolo dal titolo “la perizia grafologica farlocca”. L’articolista, Gisella Ruccia, così scrive: «Il fatto che quella scrittura fosse generata da una macchina, e non da una mano, era intuibile ad occhio nudo: era sufficiente notare gli allineamenti perfettamente regolari delle lettere, la misura esatta dell’interrigo, la dimensione uniforme dei puntini di sospensione».

Marco TravaglioÈ evidente che Gisella Ruccia ha più buon senso di tanti grafologi e ne propongo pertanto l’iscrizione ad honorem all’albo dei consulenti tecnici del suo tribunale di competenza. Il livello medio dei consulenti potrebbe solo migliorare.

Oltre alla grafologa del TG5, va detto ad onor del vero, c’è un altro grafologo che è incorso nello stesso errore, e che ha diffuso su Internet una perizia di ben 48 pagine sulla problematica personalità dell’inventore del font Segoe Script. Moglie e bambini sono avvisati.

Ma c’è una cosa su cui i mezzi di informazione non si sono sufficientemente dilungati. E cioè che la perizia della telegrafologa era sbagliata non solo materialmente ma anche nel merito.

Anche qualora immaginassimo che la sua analisi si riferisse a una scrittura reale (e mi rendo conto che lo sforzo di immaginazione che chiedo non è da poco) l’analisi in questione sarebbe del tutto campata in aria.

Quand’è che un’analisi grafologica può definirsi “campata in aria”? Quando non trova riscontro nella letteratura in materia, ovvero nei Sacri Testi considerati i capisaldi imprescindibili di un particolare metodo grafologico.

Similmente, uno psicoanalista freudiano che dicesse che un suo paziente ha un complesso di Edipo non risolto in quanto odia lo zio, direbbe una scempiaggine e questo a prescindere dalla consistenza o meno del costrutto teorico “complesso di Edipo”.

Non è quindi in questione la validità della grafologia ma la corrispondenza di una particolare analisi grafologica a quelli che sono i canoni comunemente accettati della materia. In assenza del rispetto di questi canoni chiunque potrebbe dire ciò che vuole di una scrittura e professarsi grafologo.

PitagoraMa questo sarebbe assurdo. Un geometra che dicesse che il teorema di Pitagora afferma che la somma degli angoli interni di un triangolo è di 180 gradi direbbe una sciocchezza. E questo a prescindere sia dalla validità del teorema di Pitagora, sia dal fatto che la somma degli angoli interni di un triangolo sia o meno di 180°.

Nel video in questione, che dura appena un minuto, la telegrafologa dice varie cose, che sono tutte, indistintamente, errate.

Trascriviamo il suo intervento parola per parola: “Nello scritto di Matthias ci sono due segni che dicono molto di lui. L’angolosità e l’attaccata. L’angolosità molto evidente nella m e nella n, come ad esempio nella parola manchi, rivela un’aggressività latente, la rabbia che ha dentro e anche uno spirito vendicativo. L’attaccata, cioè il fatto che nello scrivere Mattias non stacca mai la mano dal foglio… (Come? Lo possiamo vedere nella parole vivere e manchi…) segnala il tentativo di tenere a bada le emozioni, di soffocare gli impulsi. Vedete? Ci sono due sottolineature… La prima rimarca i sentimenti, l’amore che nutre verso questa donna, verso la moglie. La seconda invece, vedete, è molto più marcato (sic) L’ha sottolineato due-tre volte… e segnala il desiderio di rivalsa”.

Ecco una lista degli errori più evidenti:

1) Il segno Attaccata non è presente uniformemente nello scritto (si vedano ad esempio le parole Senza, Mi, Troppo), in cui sono evidenti macroscopici stacchi tra lettere (ad esempio tra la n e la z di Senza). Ne consegue che la grafologa ha scelto appositamente un paio di parole tra le tante, esclusivamente per confermare la sua tesi (la presenza del segno Attaccata). Se si facesse un computo delle lettere attaccate e staccate si arriverebbe, nella migliore delle ipotesi, a un grado non elevato di Attaccata, un grado quindi non molto significativo.

2) Trattandosi di un font, per quanto “dinamico”, gli attacchi non sono veri attacchi ma giustapposizioni (ovvero “finti attacchi”), evidenziabili sia con un po’ d’occhio che con una qualsiasi lente d’ingrandimento.

Il Colosseo3) Questo è l’errore più inspiegabile di tutti. Il segno Attaccata, in grafologia, non ha il significato che la grafologa pretende (“segnala il tentativo di tenere a bada le emozioni, di soffocare gli impulsi”) ma. semmai, esattamente il contrario come si può riscontrare su qualsiasi testo in materia, e in particolare nei testi grafologici morettiani a cui la grafologa in questione fa riferimento (si è diplomata alla scuola di Evi Crotti). Il significato in questione, può essere, nel caso, attribuibile al segno opposto e complementare, il segno Staccata. Qui è legittimo dire che la grafologa prenda fischi per fiaschi. A parità di condizioni sarebbe come per un archeologo scambiare il Colosseo per i Fori imperiali.

4) Che il segno Attaccata non possa avere il significato che la grafologa pretende (un significato patologico) è del tutto evidente se si tiene conto che a) è prescritto dal modello scolastico che ci viene insegnato a scuola (le parole andrebbero tracciate con un unico tratto di penna) b) è presente nella maggior parte della popolazione e quindi rappresenta la norma.

Quindi, a meno di non voler sostenere che la maggior parte delle persone cerca “di tenere a bada le emozioni e di soffocare gli impulsi”, proprio come Matthias Shepp, è evidente che il segno Attaccata non può avere significato patologico. È invece il segno Staccata, semmai, (in alto grado e in contesti problematici) a poter avere un significato analogo a quello che la grafologa attribuisce ad Attaccata. Questo almeno secondo la letteratura corrente (e in realtà secondo la letteratura di ogni epoca, e di ogni sistema grafologico da quanto esiste la grafologia).

Scrittura acuta5) La scrittura è angolosa? Ma nemmeno per niente! La grafologa riesce a pescare i due unici gesti angolosi presenti in tutta la scrittura, che nel complesso è curvilinea (e quindi l’esatto contrario di angolosa). Che la scrittura sia tendenzialmente curva lo dimostra a) il confronto con le scritture effettivamente angolose (vedi a lato) b) l’ovvia considerazione che trattandosi di un font non può essere angoloso. L’angolo ispira automaticamente diffidenza ed è per questo che tutti i font utilizzati in pubblicità e nei programmi di videoscrittura sono tendenzialmente curvilinei. Anche in questo caso, quindi, la grafologa riesce a piegare la realtà oggettiva alle sue tesi. “La scrittura deve essere angolosa in quanto è di Matthias Shepp”. Non importa poi se i dati che ha a disposizione dicono l’esatto contrario.

A destra potete vedere che aspetto ha una scrittura Acuta (e quindi molto Angolosa). L’esempio è tratto dal sito www.grafologiamorettiana.it. Notate qualche differenza?

6) La scrittura angolosa non è comunque indice di “aggressività latente”. Questa attribuzione si può semmai fare per le scritture acute, che rappresentano il limite massimo dell’angolosità (e l’aggressività, in questi casi, non sarebbe necessariamente “latente”). Un po’ di buon senso sarebbe tornato utile. Se tutte le persone che hanno una scrittura anche solo un po’ angolosa finissero per suicidarsi o uccidere i propri figli non vivremmo in una società civile ma in un manicomio criminale.

Orologio a cucù7) Le sottolineature. La sottolineatura indica enfasi, e su questo non c’è dubbio. Sono stupito tuttavia dal fatto che la grafologa non abbia constatato che una mano non possa produrre un segmento così rettilineo. Men che meno nell’ultima sottolineatura, in cui, parole della grafologa, “l’ha sottolineato due-tre volte”. Ma ogni sottolineatura è perfettamente parallela alla precedente! Sfido un qualunque essere umano a produrre 2-3 sottolineature ciascuna perfettamente parallela e aderente alla precedente, e questo senza nemmeno rallentare il gesto. Va bene i pregiudizi sulla precisione degli svizzeri, ma qui si esagera.

8) La grafologa incentra la sua analisi su due segni, Attaccata e Angolosa. Uno è chiaramente non presente (Angolosa), dell’altro toppa nella maniera più evidente il significato.

Ma da una grafologa che analizzi una scrittura fatta al computer (pur senza saperlo e senza accorgersene) mi sarei aspettato la rilevazione di ben altri segni, che sono decisamente prevalenti nella scrittura in questione (e in tutte le scritture fatte al computer): Mantiene il rigo di 10/10, Uguale, Pedante, Parallela, Chiara di 10/10. Ne sarebbe uscito fuori che lo scrivente è un automa. Perché già, in effetti, a ben pensarci, è proprio un automa.

9) La pressione. Che pressione attribuiamo a una scrittura fatta al computer? Probabilmente il segno Grossa (pressione marcata, ma senza differenziazione tra ascendenti e discendenti), indice di una certa insensibilità, propria peraltro di tutti i computer. Come vedete, l’analisi alla fine torna…

Nonna digitaleScherzi a parte, è evidente a chiunque che la pressione di un font è uniforme e omogenea, mentre quella di una scrittura non lo è. Nell’elaborato di 48 pagine di cui sopra ci sono anche fior fior di ingrandimenti con tanto di analisi della pressione. Come si possa scambiare la pressione di un font con la pressione di una scrittura autentica rimane uno dei grandi misteri di questa vicenda. La persona che ha redatto quest’analisi (non la telegrafologa, ma l’autore dell’elaborato di 48 pagine) lavora anche come consulente al tribunale. Il che vuol dire che se scrivete e firmate il testamento della vostra cara nonnina con il Comic Sans potrebbe stabilire che è autentico. Perché non provarci? Magari vi dice bene.

Francesco RendeLa telegrafologia e Matthias Shepp (parte 2)

Comments 2

  1. dr Christian Giordano

    “Ne sarebbe uscito fuori che lo scrivente è un automa. Perché già, in effetti, a ben pensarci, è proprio un automa”.
    –> Geniale! Davvero complimenti, Francesco.

    Un articolo ben scritto, con la giusta dose di umorismo e soprattutto con osservazioni acute e pertinenti.

    “In assenza del rispetto di questi canoni chiunque potrebbe dire ciò che vuole di una scrittura e professarsi grafologo.
    Ma questo sarebbe assurdo”.

    Vorrei tanto poter dire che è così, Francesco – perché dal punto di vista logico il tuo ragionamento non fa una grinza, ci arriverebbe anche la Livatino – ma… purtroppo sappiamo molto bene entrambi che non è affatto così.
    Anzi, mi spingo oltre: direi senza paura di essere smentito che più del 50% dei grafologi dice della scrittura ciò che vuole e non sa rilevare i segni con la dovuta competenza. Compresi tanti docenti e relatori onnipresenti di convegni…

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