Osama e la grafologia

Osama Bin Laden e la grafologia

Francesco Rende divulgazione grafologica 2 Comments

L'uccisione di Osama sulla copertina del TimeIl personaggio del mese, ancor più di William e Kate, ancor più di Karol Wojtyla, è indubbiamente Osama Bin Laden, e per la precisione Osama bin Muhammad bin ʿAwaḍ bin Lāden, o più semplicemente أسامة بن محمد بن عوض بن لادن, nato a Ryad il 10 marzo 1957, e morto ad Abbotad (dicunt) il 2 maggio 2011.

Dinamico quarantenne, di professione terrorista, in quest’ultimo decennio Osama Bin ha avuto il compito non facile di rappresentare il Male assoluto, ruolo che peraltro ha incarnato alla perfezione.

Quella che segue è l’analisi grafologica della sua firma ad opera della fantasiosa grafologa Michelle Dresbold, autrice di Sex, Lies and Handwriting. RorshachCome noterete l’analisi in questione si caratterizza per una tecnica che potremmo definire “proiettiva” (ne abbiamo visto un esempio in Aiuto, dottore, c’è un fallo nella mia scrittura). In pratica il grafologo si rapporta una scrittura come un analizzando a una macchia di Rorshach.

È un modo di procedere piuttosto dubbio e alquanto soggettivo che si presta a bias di ogni sorta (nella forma delle nuvole, si sa, si può vedere ciò si vuole). Cionondimeno, nel caso in questione, dà luogo a dei risultati interessanti che rientrano a buon diritto in quella che potremmo chiamare grafologia da salotto (o nella peggiore delle ipotesi, grafologia circense). Niente di valido al di là di ogni ragionevole dubbio, ma piuttosto una forma di intrattenimento su base grafologica.

«Quella che segue è una firma piuttosto inusuale.

Firma

Mi rendo conto che la firma non è leggibile ma sono sicura che siete in grado di capire comunque il messaggio che nasconde. Prima di passare al paragrafo successivo trascrivete ciò che vedete, incluse le immagini, i simboli, o i messaggi nascosti. Sentitevi liberi di osservarla all’incontrario e da angolazioni diverse. Leggetela da sinistra a destra e da destra a sinistra. Cosa nasconde l’immagine in questione?

Il 1 novembre 2001, sette settimane dopo l’attacco al World Trade Center, l’emittente televisiva del Qatar al-Jazeera ricevette una lettera da Osama Bin Laden, scritta in arabo. La lettera esortava i Musulmani alla jihad, la guerra santa, contro i “crociati americani”, e presentava la seguente firma.

Firma

Non capisco l’arabo ma ho scoperto che indipendentemente dal linguaggio o dall’alfabeto utilizzato, alcuni principi grafologici rimangono universali. In qualsiasi scrittura i tratti che ricordano coltelli, pugnali, arpioni, o altre armi, sono indice di pensieri ostili e pericolosi. E quando le immagini di armi sono inglobate nella firma o nel pronome personale Io è necessario fare molta attenzione.

Notate alcune rappresentazioni di armi nella firma di Bin Laden? Quelle che seguono sono alcune delle immagini che ho trovato io.

Muovendo da destra a sinistra (che è il modo in cui si scrive in arabo):

un fucile d’assalto

Firma fucile

 

 

 

 

Fucile d'assalto

 

 

 

 

una granata pronta ad esplodere

Firma granata

 

 

 

Granata

 

 

 

 

 

 

 

 

una bomba con una miccia

Firma bomba

 

 

 

 

Bomba

 

 

 

 

un cadavere con il sangue che sgorga dalla testa.

Firma cadavere

 

 

 

Scena del crimine

 

 

 

 

È roba che fa paura. Ma il desiderio di spaventare è intenzionale? Bin Laden aveva davvero intenzione di immettere questi simboli marziali nella sua scrittura? O erano così profondamente radicati nel suo cervello che non riusciva a fare a meno di esprimerli anche nella firma? Io propendo per quest’ultima ipotesi. Ed è un’ipotesi che rende questa macchia di inchiostro più inquietante di quanto già non sia».

(da Michelle Dresbold, Sex Lies and Handwriting, mia traduzione)

Francesco RendeOsama Bin Laden e la grafologia

Comments 2

    1. Post
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      Francesco Rende

      Ti dico cosa ne penso. Le somiglianze sono suggestive (soprattutto le prime due, le altre mi sembrano più tirate per i capelli) ma a me più che una firma sembra un disegno, uno scarabocchio. Quindi non stupisce che ci siano. C’è poi il principio per il quale, dato un qualsiasi schizzo di forma incerta, è possibile trovarci dentro qualsiasi cosa.

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