Matthias Shepp e il grafico di “Chi l’ha visto?”

Francesco Rende attualità grafologica 8 Comments

La "cartolina" di SheppPiù che una “figura di m…”, come pure è stata definita, io la definirei la “madre di tutte le figure di m…”.

Se non sapete di che sto parlando e avete voglia di farvi due risate (amare) vi consiglio la visione del seguente filmato.

Un collega ha analizzato la “scrittura” di Matthias Shepp in un’analisi di ben 48 pagine (anche “collega”, forse, andrebbe messo tra virgolette). Purtroppo non si trattava della scrittura di Matthias ma di una composizione del grafico di Chi l’ha visto?.
Per accorgersene non è necessario essere un grafologo, mentre forse sarebbe necessario non esserlo. Sono infatti del parere che qualunque persona di buon senso, sia o meno dotato di una preparazione grafologica, se ne sarebbe accorto.

Marisa Aloia sul suo sito chiede scusa a nome della grafologia. Mi associo alle scuse, ma aggiungo che la grafologia non ha niente di cui scusarsi.

Il problema non è tanto la grafologia quanto i grafologi. La grafologia è una materia del tutto legittima che studia la relazione tra scrittura e personalità dello scrivente: se questa relazione si dia e quale sia. Studia quindi un problema aperto, che come tale è di interesse scientifico come qualunque altro (ci sono scienziati che dedicano la loro vita e i loro sforzi a problemi ben più bizzarri di questo).

Non è quindi la materia in sé ad essere più o meno scientifica, ma il metodo con cui la si approccia. Si può studiare qualsiasi cosa in modo scientifico e si può studiare qualsiasi cosa in modo non scientifico.

Il problema quindi non è della grafologia ma dei grafologi. Ho appena concluso un appuntamento con un cliente a cui ho consegnato una perizia (gli servirà per il disconoscimento di un testamento). Si è profuso in ringraziamenti e mi ha chiesto se tutti i consulenti grafologi fossero così precisi e preparati (non lo dico per autoincensarmi ma per quel che segue).

Matthias SheppGli ho risposto che facevo solo il mio lavoro e che nel calderone dei grafologi si trova un po’ di tutto. Dal cialtrone irrecuperabile al
professionista inappuntabile, che magari studia questa materia con serietà, applicazione e dedizione da trent’anni.

Come si fa quindi a distinguere un grafologo sufficientemente preparato da un azzeccagarbugli? È semplice. Come in molti ambiti, specie se dal riconoscimento sociale incerto, la preparazione e la competenza sono spesso inversamente proporzionali alla “sbruffonaggine”.

Chi è preparato e competente conosce i suoi limiti e quelli della sua materia, chi è in odore di cialtroneria presume sempre di poter fare molto di più di quanto non potrebbe. Non è raro sentir parlare della grafologia come di una panacea per tutti i mali (il suicidio, la tossicodipendenza, forse persino i terremoti: non è d’altronde quella del sismografo una forma di scrittura?).

Un giocoliereCosì come non è raro assistere a gare tra grafologi a chi la spara più grossa (il prenatale, il pre-prenatale, l’inconscio collettivo e forse persino il DNA, e tutto questo a partire dalla sola analisi della scrittura… senza ovviamente uno straccio di prova, non sia mai).

E non è raro che la cialtronaggine tanto più è spinta tanto più venga premiata. D’altronde la professione di modestia, specie se autentica, fa sempre meno notizia di una colossale *sparata* (per usare un eufemismo).

Il problema non è di poco conto perché i grafologi (almeno quelli che sono si occupano di grafologia peritale) decidono spesso le sorti di cause in ambito sia civile che penale (ovviamente di cause in cui sia incerta la paternità di una qualche scrittura). Un giorno potreste trovarvi a dover disconoscere un testamento o un assegno, e per colpa di un grafologo incompetente, o semplicemente poco dotato del caro vecchio buon senso, potreste andarci di mezzo.

È quindi nell’interesse collettivo che l’accesso alla professione sia rigidamente regolamentato. Non bastano gli esami di psicologia (magari sul caro vecchio Freud, oramai desueto di circa 110 anni) o di deontologia (sul codice deontologico che in Italia non c’è).

Chi l'ha visto?Servono esami di logica (il principio di non contraddizione, la deduzione, l’induzione), di epistemologia e di metodologia (come si fa una ricerca, cos’è un gruppo di controllo, cosa sono gli esperimenti in doppio cieco, e perché sono importanti), persino di statistica (cos’è un campione, quand’è che è rappresentativo, quando è che un indice è statisticamente significativo).

Troppa grazia? Nossignore, l’hanno fatto anche gli psicologi, e il loro albo esiste da appena 20 anni. Per avere il riconoscimento sociale che crediamo ci spetti, il riconoscimento sociale ce lo dobbiamo guadagnare. E dobbiamo andare a “sciacquare i panni in Arno” (o magari a Urbino, per rimanere in tema) e cospargerci il capo di cenere. Perché abbiamo peccato, peccato, molto peccato.

Questo sempre se vogliamo levarci di dosso l’etichetta di pseudo-scienza (etichetta che, finora, ci siamo ampiamente meritati). Poi altrimenti, se vogliamo andare avanti così, andiamo pure avanti. Con il rischio di arrivare alla conclusione che il Comic Sans di Word, corpo 16, sia una scrittura da analizzare.

 

P.S. La vera perizia, condotta da un architetto, ha dato un esito del tutto opposto. Non si tratta di Comic Sans, come erroneamente (e ironicamente) avevo scritto ma di “Carattere ‘Segoe Script’ trovato su Photoshop, Grandezza 36 pt larghezza carattere 89 %”. Per successive “perizie”, può tornare utile anche questo.

Francesco RendeMatthias Shepp e il grafico di “Chi l’ha visto?”

Comments 8

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  2. Marco da Imperia

    Insomma… ora capisco perché il mio Word in “certi giorni” fa le bizze… è il suo lato femminile!

  3. Pingback: La telegrafologia e Matthias Shepp (parte 2) | Blog di Francesco Rende

  4. Ottutacus

    Lo studio della grafologia è valido soltanto per quel che riguarda l’autentica di firme e scritti. Non è sempre garantita al 100%, visto che c’è gente che riesce a falsificare qualsiasi firma. Invece, non è scientificamente provato la relazione fra il carattere e la scrittura. Non c’è alcun aggancio fra una persona e la sua calligrafia. L’ennesima ed inconfutabile prova è stata data nell’esaminare un carattere grafico ed associarlo alla personalita di un uomo squilibrato. Io non sono un grafologo, ma se avessi visto lo scritto, avrei senz’altro associata ad un carattere tranquillo e femminile.

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      Francesco Rende

      Ottutacus, il discorso che sollevi è complesso e quindi non ti posso rispondere per esteso. Ti posso solo dire che l’errore marchiano in cui è incorsa la grafologa in questione è di ambito peritale (quella parte della grafologia che tu giudichi scientifica) prima ancora che interente alla grafologia di personalità. L’errore principale non è stato quello di associare la scrittura alla personalità di uno squilibrato ma quella di associarlo a una persona qualsivoglia.

  5. Ottutacus

    Non voglio fare un discorso personale, ma vorrei puntualizzare solo alcuni aspetti.
    1)La grafologa in questione sapeva per certo che la scrittura che stava esaminando era quella di M.Shepp. Per cui non ha valutato il carattere di una persona qualsiasi, bensì quella di una persona disturbata;
    2)Io non sono un esperto, ma la grafologia peritale viene usata per confrontare se due firme e/o due scritti sono della stessa persona. Quindi, in questo caso, lei non doveva confrontare niente;
    3)Una grafologa, ritenuta la più famosa in Italia, non può scambiare un carattere di stampa con una scrittura reale. Se ne accorgerebbe anche un bambino;
    4)Io non posso giudicare perchè non ne ho la competenza tecnica, ma eminenti studiosi hanno fatto diverse prove per verificare se esiste un relazione fra la scrittura e la personalità di un uomo. Il risultato è stato che non è possibile capire il carattere di una persona dalla sua scrittura;
    5)L’unico studio attendibile è quello di carattere peritale, dove, avendo a disposizioni due scritti simili, si deve accertare l’autenticità.
    Mi scuso se sono stato un pò lungo nell’esposizione, ma era per la precisione.
    Saluti.

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      Francesco Rende

      Ottacus, le rispondo solo sul punto 3, che è quello che mi interessa di più. Sono d’accordo con lei, se ne sarebbe accorto anche un bambino. Il problema allora è capire perché questa persona, che è chiaramente incompetente, sia stata chiamata dal TG5. Che sia una delle grafologhe più famose d’Italia non c’è dubbio, che sia una delle più competenti qualche dubbio ce l’avrei. Purtroppo competenza e fama non sempre vanno di pari passo. Non credo che lo psichiatra più bravo d’Italia sia Crepet o lo psicologo più bravo sia Morelli. Sono personaggi che hanno visibilità perché hanno altre doti (capacità relazionali) che non necessariamente hanno a che vedere con quelle richieste ad uno studioso minimamente coscienzioso. Quella che viene mancare qui, prima ancora della competenza, è quel minimo di lucidità mentale che ti fa distinguere una scrittura palesamente artefatta da una scrittura spontanea.

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