L’uomo che uccise sua madre (parte 1)

Francesco Rende attualità grafologica 3 Comments

Non sono molti i casi in cui il ritratto grafologico di un personaggio più o meno celebre corrisponde in misura così esatta alla sua biografia.

Tra questi casi va senz’altro annoverato quello di Boris Zubine, l’uomo accusato di aver ucciso e fatto a pezzi l’anziana madre, l’ex cantante lirica Maria Arena.

La lettera di ZubineNella lettera che invia a Cronaca Vera, qui riprodotta, è lo stesso Zubine a raccontare l’omicidio, come se fosse la trama di un thriller che non lo riguarda: «È il 19 luglio del 2004, quando i carabinieri entrano in una cantina di via Asturie, Zona Niguarda. Si trovano davanti una scena terribile: un corpo tranciato in sette pezzi, avvolti in sacchetti di plastica. È il corpo di Maria Arena, 77 anni, mia madre» (da Edoardo Montolli, Cara Cronica…, Lettere (mai pubblicate) a Cronaca Vera, Aliberti, Roma 2007, p. 162).

A scatenare la discussione degenerata in tragedia sarebbe stato il fatto che l’anziana madre non voleva in casa la compagna di Boris, Marinella Russo. Già, perché il 58enne Zubine viveva con la madre, almeno dall’ultima volta che era uscito di prigione, dopo aver scontato diciassette anni di galera per omicidio. Movente? La gelosia. Zubine aveva ucciso Vittorio Carlo Ronchetti, consulente finanziario, con cinque colpi di pistola, perché osava ancora vedersi con la sua ex moglie, che però in quel periodo, si dà il caso fosse anche l’amante di Zubine.

Diciattessette anni dopo Zubine ucciderà ancora, ma stavolta la madre, e stavolta con un ferro da stiro, fino a fracassarle il cranio. Perché la fa a pezzi? Per occultarne il cadavere, probabilmente. Ma perché non se ne disfa? Non lo sappiamo, ed è Zubine stesso, nella lettera a Cronaca Vera a fare il misterioso al riguardo, per sollecitare quell’interesse della stampa che sembra bramare, e che con il tempo è andato comprensibilmente scemando: «Nessuno si è mai chiesto perché ho conservato gelosamente il corpo di mia madre in cantina, invece di distruggerlo e di farlo sparire per sempre! Non sarebbe stato difficile farlo, invece…».

La lettera di ZubineMa cosa vuole Zubine, reo confesso, ancora? È semplice, vuole attenzione: «Ho bisogno e sento la necessità di parlare con la stampa per comunicare all’opinione pubblica chi sono veramente. Un “mostro feroce” o spietato o forse qualcos’altro? Ho ricevuto molte richieste di interviste con proposte molto allettanti. Se la vostra redazione dovesse essere interessata al riguardo potete contattarmi scrivendo a: Boris Zubine, p. zza Filangieri 2, 20123 Milano». È il suo indirizzo di casa? No, è l’indirizzo del carcere di San Vittore, in cui Zubine dimora. La qual cosa si è dimenticato di specificare, forse per una sorta di malriposto pudore. Zubine, come vedremo meglio in seguito, al giudizio degli altri ci tiene eccome. E dire che abita in un carcere, evidentemente, non gli fa onore.

Zubine è un freddo, un calcolatore. Quando i carabinieri, allertati dallo strano odore che proviene dalla cantina, gli chiedono dove sia la madre lui non fa una piega: «Mia madre? E’ da mio fratello, in Inghilterra». La verità, purtroppo, è un’altra: la madre è in sette distinti sacchetti, in cui Zubine l’ha meticolosamente riposta.

Ed è proprio il fratello di Boris che vive in Inghilterra a darci un quadro molto più preciso della sua personalità. Paolo Zubine non vede il fratello da quando aveva 19 anni e insieme alla madre giravano il mondo con un orchestra: Boris al pianoforte, Paolo al contrabbasso e alla batteria, e Maria Arena alla voce.

Prima smette la madre, poi vuole smettere anche Paolo per trasferirsi in Inghilterra. Ma Boris non ci sta e lo picchia. «Era un violento», ricorda Paolo, «Io glielo dicevo sempre a mia madre. Stai lontana da Boris. Lascialo perdere. Avevo paura che le succedesse qualcosa».

Ma Paolo, nonostante siano passati più di quarant’anni, non ricorda solo l’insensata scenata di gelosia del fratello ma anche qualcos’altro. Così descrive l’uomo che ha ucciso sua madre: «Molto intelligente. Molto colto. Maestro di scacchi e pianista formidabile. Aveva un orecchio incredibile: sentiva una canzone e la riproduceva subito. Dieci anni di conservatorio al Cairo. Poi sempre in giro per il mondo. Con l’orchestra. Non beveva, non fumava, niente droghe. È sempre stato strano, però… Si rasava i capelli e si metteva la parrucca. Diceva che aveva paura di perderli. Ed era ossessionato dall’igiene. Dopo la doccia, si lavava di nuovo con l’alcol». Una persona con delle fissazioni quindi, un ossessivo-compulsivo, molto controllato e cosciente di sé (non fuma, non beve, non assume droghe). Ma anche su questo ritorneremo.

Il libro di MontolliEdoardo Montolli, che ha scritto un libro sulle lettere a Cronaca Vera, scrive che Zubine ha la «calligrafia da perfetto scriba» e una «grafia pulita e molto elaborata». Ma c’è qualcosa di più in questa grafia e non ci vuole certamente un grafologo per rendersene conto.

(segue)

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