Jack lo Squartatore

Jack lo squartatore: il contributo della grafologia peritale e di personalità

Francesco Rende articoli da "Scrittura" Leave a Comment

La grafologa statunitense Michelle Dresbold ha formulato un’ipotesi su base grafologica sull’identità di Jack lo Squartatore, l’assassino seriale che terrorizzò Londra nel 1888. L’articolo analizza criticamente il contributo di Dresbold avanzando dubbi sulle sue conclusioni e argomentazioni.

(da Scrittura – Rivista di problemi grafologici n. 157)

Introduzione 

Jack the RipperNel recente Sex, Lies and Handwriting la grafologa statunitense Michelle Dresbold propone un’ipotesi su base grafologica sull’identità del famigerato Jack The Ripper, l’assassino che ha terrorizzato la Londra vittoriana alla fine del XIX secolo (Dresbold, 2006, pp. 220-254).

Scopo di quest’articolo è di presentare una lettura critica di questo interessante contributo. Utilizzeremo la disamina delle tesi di Dresbold come pretesto per proporre alcune considerazioni in merito, alla luce del metodo grafologico morettiano e delle sue implicazioni, sia in chiave di grafologia di personalità che di grafologia peritale.

I fatti sono o più o meno noti ma varrà qui la pena riassumerli brevemente.

Alla fine del 1888 furono assassinate brutalmente cinque prostitute nel quartiere Whitechapel di Londra. Questi omicidi, dato il particolare modus operandi, furono attribuiti a un’unica mano, quella di un fantomatico “Jack lo squartatore”. L’identità dell’assassino non fu mai accertata anche se sono state proposte nel corso degli anni numerose ipotesi, nessuna delle quali tuttavia ha raggiunto un consenso sufficientemente ampio tra gli studiosi.

Lettera Dear Boss

Figura 1

L’interesse grafologico della vicenda risiede nel fatto che nel periodo delle indagini sono pervenute alla polizia di Londra più di settecento lettere da parte di individui che sostenevano di essere Jack The Ripper. La maggior parte di queste lettere sono, con ogni probabilità, apocrife ma tre di esse in particolare si sono imposte all’attenzione degli studiosi.

La prima lettera (fig. 1), detta Dear Boss dal suo incipit, è datata 25 settembre 1888 ed è stata inviata alla Central News Agency di Londra. La lettera venne inizialmente ritenuta un falso ma la sua autenticità venne rimessa in discussione quando, il 30 settembre, venne scoperto il cadavere di Catherine Eddowes con un orecchio lacerato. La lettera conteneva infatti il seguente passaggio: «Al prossimo lavoro strapperò le orecchie della signora e le manderò alla polizia, giusto per scherzo, già» (The next job I do I shall clip the ladys ears off and send to the police officers just for jolly wouldn’t yo). La lettera conteneva inoltre numerosi errori di ortografia e punteggiatura.

La seconda missiva (fig. 2) è una cartolina firmata Saucy Jack. Il testo anche in questo caso presenta un riferimento inquietante: «Domani doppio evento questa volta numero uno ha strillato un po’ non ho potuto finire per bene. Non ho avuto il tempo di strappare le orecchie per la polizia» (tomorrow double event this time number one squealed a bit couldn’t finish straight off. Had not got time to get ears off for police).

Il riferimento è al doppio omicidio di Elizabeth Stride e Catherine Eddowes, uccise nella stessa notte. La frase «non ho potuto finire per bene» si riferisce al fatto che l’omicida non aveva potuto mutilare il corpo di Elizabeth Stride, come era solito fare, perché era sopraggiunto sul posto un cocchiere. L’assassino si vedrà così costretto a cambiare programma e a eseguire i suoi macabri rituali sul corpo di Catherine Eddowes, uccisa di lì a poco.

Cartolina Saucy Jack

Figura 2

Dal punto di vista grafologico questa cartolina non presenta particolare interesse in quanto viene universalmente attribuita allo scrivente della lettera Dear Boss. Di qui in poi pertanto non ce ne occuperemo e ci riferiremo per semplicità esclusivamente alla lettera.

C’è infine una terza lettera (fig. 3) attribuita a Jack The Ripper che inizia con le parole From Hell.

È stata imbucata il 15 ottobre 1888 e indirizzata al capo della Commissione di vigilanza di Whitechapel, George Lusk. La lettera era accompagnata da una scatola che conteneva parte di un rene, presumibilmente umano. Alla quarta vittima dello squartatore, Catherine Eddowes, era stato, in effetti, asportato un rene.

Nella lettera si legge tra l’altro: «Vi mando metà del rene che ho preso da una donna l’ho conservato per voi l’altro pezzo l’ho fritto e l’ho mangiato era molto buono» (I send you half the Kidne I took from one women prasarved it for you tother piece I fried and ate it was very nise). Anche in questo caso si riscontrano errori di ortografia e l’assenza di punteggiatura.

Lettera di Jack lo Squartatore

Figura 3

Prima di entrare nello specifico grafologico delle rispettive lettere dobbiamo dire qualcosa sulle macabre modalità di mutilazione a cui Jack lo squartatore sottoponeva le sue vittime. Senza entrare eccessivamente nei dettagli, alquanto cruenti, le costanti sembrano essere: profondi tagli alla gola fin quasi alla decapitazione, ferite ai genitali interni ed esterni o loro asportazione, rimozione degli intestini che vengono adagiati sul corpo della vittima o negli immediati paraggi. In qualche caso, come negli ultimi due, Jack lo squartatore si accanisce anche sul volto della vittima, sfigurandolo.

Dobbiamo infine aggiungere che, per quanto le vittime accertate siano “solo” cinque, vi sono almeno altri sei omicidi, avvenuti nello stesso periodo, per cui è stata chiamata in causa l’eventuale paternità di Jack lo squartatore.

L’analisi di personalità dell’autore della lettera From Hell secondo Michelle Dresbold

Delle tre lettere attribuite a Jack lo squartatore, Michelle Dresbold considera come degna di un ulteriore esame soltanto la terza, la lettera From Hell.

La sua motivazione è in primo luogo grafologica. Ella sostiene – e su questo possiamo senz’altro convenire – che la lettera From Hell sia stata scritta da una mano diversa rispetto a quella che ha vergato la lettera Dear Boss: «Chi ha scritto la lettera Dear Boss aveva una scrittura netta, organizzata e fluida [flowing]. È la scrittura di una persona razionale, istruita, le cui azioni sono ben ponderate e pianificate. I suoi puntini delle i sono ben delineati e collocati sempre con esattezza e precisione sull’asta. L’esattezza nel collocamento dei puntini delle i mostra che lo scrivente era preciso, meticoloso e orientato ai dettagli» (Dresbold 2006, p. 226).

Dal punto di vista della grafologia morettiana non possiamo che convenire con Dresbold. Abbiamo infatti una scrittura Accurata Studio, e quindi ai limiti della grafologabilità (non ci sono o quasi gesti spontanei), con un notevole Largo tra parole. La pressione è netta e pulita e la scrittura è omogenea in tutte le dimensioni rilevanti (larghezza tra lettere, tra parole, inclinazione assiale, calibro, orientamento del rigo). Il complesso ci parla quindi di una persona molto controllata e affatto impulsiva. Ne consegue che «le caratteristiche evidenti nella scrittura della lettera Dear Boss sono l’opposto di ciò che ci aspetterebbe dalla scrittura di un serial killer disorganizzato» (Dresbold 2006, p. 226).

Jack lo Squartatore in un numero di Dylan DogCon l’espressione «serial killer disorganizzato» Michelle Dresbold fa riferimento ad una classificazione dell’FBI che distingue i serial killer in due principali tipologie.

I serial killer organizzati sono «lucidi, spesso molto intelligenti, metodici nella pianificazione dei crimini. Mantengono un alto livello di controllo sull’andamento del delitto; non raramente hanno conoscenze specifiche sui metodi della polizia, che applicano allo scopo di occultare scientificamente le prove. Seguono con attenzione l’andamento delle indagini attraverso i mass media e concepiscono i loro omicidi come progetti di alto livello. Spesso questo tipo di killer ha una vita sociale ordinaria, amici, amanti, o addirittura una famiglia».

I serial killer disorganizzati, al contrario, «agiscono impulsivamente, spesso uccidendo quando se ne verifica l’occasione, senza una reale pianificazione. Spesso hanno un basso livello culturale e un quoziente d’intelligenza non eccelso; non sono metodici, non occultano le tracce (sebbene siano talvolta in grado di sfuggire alle indagini per qualche tempo, principalmente spostandosi velocemente e grazie alla natura intrinsecamente “disordinata” del loro comportamento su lunghi archi di tempo). Questo genere di killer in genere ha una vita sociale e affettiva estremamente carente e a volte qualche forma di disturbo mentale» (cfr. Centini, 2001; Picozzi-Lucarelli, 2004).

La scena del delitto dei crimini di Jack lo Squartatore, rimanda, del tutto ovviamente, a un serial killer disorganizzato, mentre la scrittura della lettera Dear Boss, e della cartolina Suicy Jack, non appare compatibile con questo profilo.

Dresbold giunge quindi a una duplice conclusione: la non identità di mano tra la lettera Dear Boss e la lettera From Hell e la non compatibilità della lettera Dear Boss con il profilo di un serial killer disorganizzato.

Relativamente al primo punto Dresbold porta il seguente argomento: «Se confrontate la lettera Dear Boss con quella From Hell vedrete differenze significative nella struttura delle frasi, nella leggibilità, nel livello di sofisticazione, e nel modo in cui sono formate le singole lettere. C’è inoltre un’enorme differenza nella quantità di spazio che i due scriventi lasciano tra le parole» (Dresbold 2006, p. 225).

Pur non disponendo degli originali e non potendo effettuare una vera e propria perizia le conclusioni della Dresbold sembrano plausibili. Come sarà evidente quando analizzeremo meglio la scrittura della lettera From Hell, le diversità tra i due scritti sono talmente evidenti e così rilevanti da rendere del tutto improbabile l’identità di mano.

Anche la seconda conclusione, la non compatibilità tra il profilo di un serial killer disorganizzato e la lettera Dear Boss, appare piuttosto evidente, anche se qui ci spostiamo su un terreno più insidioso, muovendo da considerazioni di ordine peritale, per poi passare a considerazioni che chiamano in causa la grafologia di personalità.

È importante sottolineare questa distinzione nella misura in cui Michelle Dresbold, come vedremo, tende a confondere i due ordini di argomenti, sovrapponendo indebitamente considerazioni di ordine grafologico a considerazioni di ordine peritale e utilizzando argomentazioni che chiamano in causa la grafologia di personalità per identificare l’autore della lettera From Hell.

Questa procedura è metodologicamente dubbia in quanto l’individuazione dell’autore della lettera richiederebbe, al contrario, un confronto tra lo scritto in esame e scritti di certa attribuzione del “sospetto”.

Fatta salva questa premessa possiamo passare all’analisi grafologica che Michelle Dresbold effettua sullo scrivente della lettera From Hell. Sarà a questo proposito necessario premettere un’ulteriore considerazione.

Nella grafologia statunitense sono presenti due tipi di approcci, che Sheila Lowe chiama rispettivamente atomistico e gestaltico (Lowe 2007). Il metodo atomistico, che ha la sua origine nella grafologia dei piccoli segni del Michon, muove dell’analisi del particolare (e spesso lì si esaurisce), mentre il metodo gestaltico, che in Europa nasce con la grafologia tedesca, prende le mosse della considerazione della scrittura come un tutto, in cui il totale è maggiore della mera somma delle parti.

Tra questi due approcci Dresbold predilige decisamente il primo. Non è quindi infrequente che nella sua analisi si dia un valore generale a segni molto particolari. Poiché la grafologia morettiana è indubbiamente, da questo punto di vista, molto più vicina al metodo gestaltico è probabile che il lettore trovi le inferenze di Dresbold alquanto opinabili.

Veniamo quindi al secondo punto. Si può affermare che quanto più un’inferenza si mantiene al livello del senso comune tanto più – almeno in assenza di altri criteri di verifica – può ritenersi plausibile. Se affermiamo, ad esempio, che una persona che scrive velocemente pensa e decide altrettanto velocemente, il grado di inferenza utilizzato è minimo poiché la conclusione richiede, a partire della premessa, un solo passaggio logico.

Viceversa se affermiamo, come fa Dresbold, che chi produce dei movimenti a croce nella propria scrittura è ossessionato dalla morte, stiamo affermando qualcosa che, sul piano della verifica, è molto più impegnativo. In questo caso – a maggior ragione che nel primo – sarebbe opportuno dimostrare che questo segno è presente in misura maggiore e statisticamente significativa nei suicidi rispetto a coloro che sono morti per cause naturali.

Fatte salve queste premesse, credo che sia comunque utile e interessante per il lettore italiano venire a conoscenza dei significati dei “piccoli segni” della grafologia statunitense per poterli confrontare, verificare e eventualmente integrare nella propria pratica grafologica.

Vediamo ora quali sono i segni nella scrittura in esame che hanno attratto l’attenzione di Dresbold, segni che chiama “campanelli d’allarme”.

Lettere a ovale angolose

Figura 4

1. Lettere a ovale angolose: «… quando uno scrivente è sovraeccitato, aggressivo, ostile, o arrabbiato, i suoi muscoli diventano rigidi e tesi. Questo rende difficile formare delle curve e la scrittura appare rigida e angolosa. […] quando lettere che normalmente sono curve e rotonde diventano angolose ciò che indica che lo scrivente è poco empatico e crudele» (Dresbold 2006, p. 227).

Porta come esempio la lettera o della parola From e la mette a confronto con la scrittura di Heinrich Himmler, capo della SS e della Gestapo (v. fig. 4).

Come il lettore avrà notato siamo nell’ambito del segno Acuta di Moretti e questo punto, pertanto, non suscita particolari perplessità. Incidentalmente si può notare come nelle ventidue scritture di gerarchi nazisti riportate ne Il carattere distruttivo (Maninchedda 1985) il segno Acuta è chiaramente presente in ben diciassette casi (più del 70%)[1].

Segni di spunta

Figura 5

2. «La F in From inizia con un tratto simile a un segno di spunta. I tratti che assomigliano a segni di spunta […] sono indice di ostilità, irritabilità e frustrazione. Gli scriventi che utilizzano questi segni possono perdere facilmente le staffe da un momento all’altro. Maggiore è la pressione sul segno di spunta, maggiore è la probabilità che lo scrivente esca fuori dai gangheri» (Dresbold 2006, p. 228).

Qui abbiamo un segno che nella grafologia morettiana rientrerebbe comunque nel concetto di Angoli A, per quanto in una posizione inusuale (non al vertice inferiore di una lettera a ovale). La reattività di Angoli A tende a essere maggiore in presenza di Intozzata I, qui chiaramente presente in alto grado. Anche in questo caso, quindi, la conclusione di Dresbold è del tutto accettabile alla luce della grafologia morettiana.

Dresbold porta come esempio, oltre alla parola from tratta dalla lettere From Hell, la scrittura di John Wilkes Booth, assassino del presidente Lincoln e del serial killer Dennin Nilsen (v. fig. 5).

Asole angolose nella zona inferiore

Figura 6

3. «La zona inferiore delle asole inferiori delle lettere f, g, j, p, q e y è in relazione con le fantasie, gli impulsi e i desideri sessuali dello scrivente. Quando riscontrate asole angolari nella zona inferiore di uno scrivente, è un segno che questi cova una rabbia profondamente radicata che si esprimerà probabilmente in violenza o aggressione a sfondo sessuale» (Dresbold 2006, p. 228). Gli esempi portati riguardano la y in only e bloody nella lettera Dear Boss (v. fig. 6).

L’interpretazione di «rabbia profondamente radicata» che riguarda prevalentemente la sfera sessuale è del tutto ragionevole se si accetta il simbolismo pulveriano e il significato dell’angolosità in Moretti (cfr. Vels 1981, pp. 308-315). Quanto all’espressione di questa rabbia in un comportamento manifesto di «violenza o aggressione a sfondo sessuale» l’interpretazione di Dresbold appare piuttosto azzardata, almeno per due ordini di ragioni. In primo luogo sembrare passare indebitamente dal piano delle tendenze a quello dei comportamenti e in secondo luogo non sembra tener conto del contesto generale in cui il segno si manifesta. È vero che nel caso specifico è senz’altro possibile l’acting out di fantasie di ordine sadico-sessuale perché il contesto generale parla di labilità, impulsività e mancanza di freni inibitori, uniti a una forte istintualità. Ma non sembra che dalla semplice presenza di asole inferiori angolose si possa sempre dedurre che la rabbia repressa «si esprimerà probabilmente in violenza o aggressione a sfondo sessuale». In contesti caratterizzati da alti gradi del segno Accurata, elevata Stretto tra lettere, elevato Largo tra parole, ed altri segni indicanti autocontrollo il soggetto potrebbe limitarsi a esprimere questa rabbia esclusivamente a livello fantastico.

Ovali riempiti di inchiostro

Figura 7

4. Lettere o ovale riempite di inchiostro. «Le lettere a ovale riempite di inchiostro (a, o ed e) indicano uno scrivente con pensieri compulsivi e morbosi – uno scrivente che non è in grado di controllare i propri impulsi libidici. Si notino le o inchiostrate nella parola bloody» (Dresbold 2006, p. 229). Oltre alla scrittura del presunto Jack lo squartatore Dresbold porta come esempi anche le scritture dell’omicida Kennet Kimes e del serial killer Davide Berkowitz (v. fig. 7).

In grafologia morettiana il riempimento degli ovali è uno dei costituenti del segno Artritica: «impastoiamenti all’interno delle lettere, specialmente della o, a e derivate» (Palaferri 2001, p. 60). Si può attribuire alla scrittura in esame almeno un grado medio di Artritica per la concomitante presenza di «tumefazioni (ingrossamenti) nei tratti in linea retta» (Palaferri 2001, p. 60).

Il significato principale del segno è quello di «tendenza a fissazioni» ma anche di «squilibrio e ossessione di istinti specie dell’istinto di conservazione e di quello sessuale» (Palaferri 2001, p. 61). Nella grafologia francese è presente il segno Fangosa: «Una scrittura è detta fangosa quando in un tracciato spesso le lettere ad anello sono come impastate» (Crépieux-Jamin 2001, p. 142). Crépieux-Jamin lo considera un segno di grossolanità, golosità, sensualità e disordine. Dal punto di vista organico, per l’autore francese, potrebbe essere causata da ipertensione arteriosa e da una non meglio specificata “congestione” (Crépieux-Jamin 2001, pp. 142-144).

Vels parla della scrittura Fangosa a proposito del trazado cego o congestionado. La definizione è analoga a quella di Crépieux: «Gli ovali delle lettere, gli occhielli e, a volte, alcune lettere della zona media, sono riempiti di inchiostro» (Vels 1981, p. 132). Rispetto a Crépieux ne evidenzia in maggior misura le cause organiche tra cui cita: stati congestivi di varia natura, nevrastenia, depressione, esaurimento, senescenza, intossicazioni, arteriosclerosi, alcolismo.

Anche in Pulver si parla di scrittura Fangosa che si verifica «quando le curve grafiche si riempiono di sgorbi e di macchie» (Pulver 1983, p. 198). Oltre alle cause di ordine organico – e in particolare i disturbi circolatori – il segno può essere indice di isteria in scritture molto disomogenee e di psicosi. In particolare le psicosi, in certi stadi, «comportano abitualmente un aumento della sessualità» (Pulver 1983, p. 198).

In sintesi, almeno alla luce della grafologia morettiana ed europea in genere, il significato attribuito da Dresbold sembra perfettamente accettabile.

Si deve quindi concludere, pur con tutte le cautele del caso, che non è esclusa la presenza non solo di disturbi mentali (che sarebbe confermata dall’Intozzata II modo in alto grado) ma anche di disturbi organici.

5. Strutture a forma di arma. «Spesso l’arma preferita da un omicida può essere rappresentata nella sua scrittura. Si noti come: 1) La parte terminale sinistra della F in From e della S in Sir assomiglino a delle lame ricurve o a della sciabole, e che 2) l’asola inferiore della lettera f in half e della lettera y nelle parole only e bloody assomiglino a pugnali affilati o a bisturi. Si ritiene che, per uccidere le sue vittime, l’assassino di Whitechapel abbia utilizzato due tipi di coltelli, uno a forma di pugnale e l’altro a forma di sciabola» (Dresbold 2006, p. 229).

Strutture letterali a forma di arma

Figura 8

Si può notare (v. fig. 8) come le somiglianze riportate siano in effetti suggestive ma che, al tempo stesso, il rischio di un’interpretazione soggettiva e “a posteriori”, in casi del genere, sia piuttosto elevata. Andare in cerca di strutture a grafiche a forma di arma in scritture che denotano tendenza all’aggressività può finire per evidenziare un “effetto Rorschach” in cui ciascuno vede – come nelle nuvole o nelle macchie d’inchiostro – le forme che desidera vedere. In altri termini, non c’è alcun modo di controllare affermazioni del genere mentre d’altro canto sapere che Jack lo squartatore uccideva con un coltello a forma di pugnale e un altro a forma di sciabola aumenta la probabilità di “vedere” le forme in questione.

Zona inferiore esagerata

Figura 9

6. Zona inferiore esagerata: «Una zona inferiore esagerata o allungata indica che lo scrivente ha desideri e fantasie sessuali irrefrenabili. Più le asole sono lunghe o esagerate, più lo scrivente ha la compulsione a violare i tabù sessuali» (Dresbold 2006, pp. 230-231). Il segno, oltre che nella scrittura del presunto Jack lo squartatore, è chiaramente presente anche nella scrittura del serial killer Ted Bundy (v. fig. 9).

Nella grafologia morettiana il segno corrispondente, quanto a significato, è Ampollosa nella zona inferiore che per Palaferri è indice di «erotomania» (Palaferri 2001, p. 45). In Marchesan si ha la scrittura Radicata (Massei 2008, p. 117) e in Crépieux la scrittura Prolungata in basso (Crépieux-Jamin 2001, p. 422). Poiché è il significato è del tutto analogo a quello attribuito da Dresbold non ci soffermeremo ulteriormente su queste interpretazioni.

Lettere ambigue

Figura 10

7. Lettere ambigue. «Quando si riscontrano molte lettere ambigue o “ingannevoli” si ha a che fare con la scrittura di un bugiardo o di un “artista della truffa”. Lusk si può leggere Susr. Sir potrebbe essere Sor ma anche Fur, Sur o For» (Dresbold 2006, pp. 230-231). Si veda a questo proposito la fig. 10.

Si noti come questo segno, già presente in Pulver, vada al di là del morettiano Oscura. Non si tratta solo di lettere non comprensibili se avulse dal contesto ma di lettere che sembrano altre lettere. Aggiungo che la parola Signed (vedi fig. 11) si può leggere come Liquid (e infatti così l’avevo letta, erroneamente, in un primo momento).

Altri significati attribuite da Dresbold alla scrittura del presunto Jack lo Squartatore sono l’ansia, l’incompetenza sessuale e la mania, intesa come fase di eccitazione del disturbo bipolare dell’umore.

In particolare l’ansia viene desunta dall’«occhiello non necessario presente nella lettera n della parola signed» (Dresbold 2006, p. 231). Si veda a questo proposito la fig. 11.

Worry loop

Figura 11

Dresbold lo chiama worry loop ovvero «occhiello della preoccupazione» e mostrerebbe come lo scrivente fosse «ansioso e preoccupato» (Dresbold 2006, p. 231).

Dal punto di vista della grafologia morettiana che lo scrivente fosse ansioso e preoccupato possiamo inferirlo dai repentini restringimenti della larghezza tra lettere (Lettere addossate, per quanto in Calibro alto), dalle m ed n ad arcata, dalla rilevante variabilità del Calibro ma soprattutto dall’elevato grado di Intozzata II modo.

Non parlerei tuttavia tanto di un’ansia di stato ma – al limite – di un’ansia di tratto. In altri termini, lo scrivente più che essere preoccupato al momento della stesura della lettera, come lascerebbe intendere Dresbold, sarebbe stato in genere una persona molto eccitabile con difficoltà a controllare la propria eccitazione.

È interessante notare come Pulver dia a questo segno un’interpretazione diversa. A proposito dell’«arcata con alla base un piccolo anello» parla infatti di «tracciato dell’ipocrita» (Pulver 1981). Il significato di ipocrisia è congruo con il contesto e con le altre interpretazioni fornite da Dresbold. Si noti che l’anello alla base dell’arcata rientrerebbe dal punto di vista morettiano in una modalità di Flessuosa e Convolvoli, con un significato quindi del tutto sovrapponibile a quello di Pulver. Ovviamente la scrittura, nel complesso, è tutt’altro che Flessuosa ma presenta alcuni gesti ammanierati e «con pieghe sciolte e aggraziate» specie nelle maiuscole (L di Lusk, S di Sir). L’indicazione di ipocrisia risulterebbe confermata. In particolare si può presumere l’ostentazione di cortesia eccessiva e ipocrita specie nella fasi iniziali di approccio, prima che lo scrivente perda il controllo. Non siamo ovviamente nel contesto di savoir faire di Angoli C ma di tentativi (mal riusciti) di comportamenti ipocriti in un soggetto altrimenti aggressivo, irritabile e irascibile.

Interruzioni del tracciato nelle asole inferiori

Figura 12

Dresbold desume l’incompetenza sessuale dalle interruzioni nel tracciato nelle asole inferiori (si veda la fig. 12). L’interpretazione indicherebbe «una persona che ha subito un qualche tipo di trauma, fisico o emotivo in relazione agli organi sessuali, alla sfera sessuale o alla parte inferiore del corpo. […] Questa interruzione indica che lo scrivente della lettera From Hell era sessualmente incompetente o impotente» (Dresbold 2001, p. 231).

La deduzione è alquanto azzardata e dal punto di vista morettiano non trova conferme (né peraltro disconferme). Qualche conferma in tal senso si trova in Vels (1981, pp. 313-314).

Tuttavia la conclusione così perentoria di Dresbold («era sessualmente incompetente o impotente») solleva più di una perplessità, anche poiché stiamo parlando di un segno il cui significato non è facilmente verificabile. Con un po’ di buona volontà vi si potrebbe vedere una modalità di Stentata («i tratti presentano interruzioni di circa 1 mm», Palaferri 2001, p. 271) che verificandosi nella zona inferiore potrebbe indicare, secondo il simbolismo pulveriano, una «frustrazione di tendenze» nella sfera istintuale e sessuale.

Come si è visto Dresbold, attribuisce allo scrivente anche la presenza di uno stato maniacale: «Gli scriventi in fase maniacale avranno una scrittura che viaggia verso l’alto. Le righe presente nella lettera From Hell ascendono progressivamente via via che la lettera prosegue. La scrittura ascendente mostra che lo scrivente era in fase di eccitazione maniacale laddove le asole inferiori esagerate mostrano la componente erotica della sua mania» (Dresbold 2001, p. 232).

Precisiamo che, in linea di massima, il solo andamento ascendente delle righe non è sufficiente per attribuire allo scrivente uno stato di mania. In questo caso, tuttavia, possiamo accettare l’attribuzione di Dresbold per la concomitante presenza di altri segni d’assalto quali: Intozzata I in alto grado, Spavalda, Artritica, Confusa, Angoli A, Acuta, Calibro alto, Alta allungata, e anche Stretto tra parole e Intozzata II. Lo stato di eccitazione dello scrivente è confermato anche da alcuni cenni del segno Legata (ad es. tra to e their).

Dresbold conclude: «La scrittura della lettera From Hell è perfettamente compatibile con la scrittura di un individuo pericoloso, mentalmente e sessualmente disturbato – un individuo arrabbiato e violento in modo esplosivo, e le cui armi d’elezione sono il coltello o il pugnale. Non è la scrittura di un burlone. È la scrittura di un uomo che si adatta perfettamente al profilo di Jack lo Squartatore» (Dresbold 2001, p. 232).

Armi preferite a parte, su cui preferiamo non pronunciarci, la conclusione appare sostanzialmente accettabile. Si deve tuttavia notare come, da un punto di vista strettamente logico, l’eventualità che il profilo psicologico di qualcuno si adatti a quello di Jack lo squartatore non è una prova, e nemmeno un indizio, del fatto che questa persona sia in effetti Jack lo squartatore. Per dirla altrimenti, Roberto Baggio è un ex calciatore brizzolato sulla quarantina, ma non tutti gli ex calciatori brizzolati sulla quarantina sono Roberto Baggio.

Altre inferenze di ordine grafologico vengono ricavate dal pronome personale di prima persona, che in inglese è rappresentato dalla I maiuscola. A differenza dell’italiano in cui si può lasciare implicito il pronome (ad es. “scrivo” per sottintendere “Io scrivo”), in inglese l’uso del pronome è sempre obbligatorio. Ci sono quindi, in media, molte occasioni in uno scritto per osservare come lo scrivente “si relazioni al proprio Io” (ammesso che si accetti questo genere di interpretazione).

L’interpretazione di Michelle Dresbold è anche in questo caso molto “profonda” – nel senso di “psicologia del profondo” – perché attinge a dinamiche inconsce e quindi, in ultima analisi, non facilmente verificabili.

La I rappresenterebbe non solo l’immagine che lo scrivente ha di se stesso ma anche il modo in cui è stato educato, il rapporto che ha con la madre e il padre e il rapporto che i genitori hanno tra di loro. In particolare, il tratto iniziale, che si trova in altro, sarebbe indice del rapporto con la madre e quello finale, che si trova in basso, del rapporto con il padre (è chiara la matrice pulveriana di questa interpretazione). Il tratto iniziale viene quindi chiamato mother stroke e quello finale father stroke.

Pronome personale I nella scrittura del presunto Jack lo Squartatore

Figura 13

Nella scrittura del presunto Jack lo squartatore ci sono due occorrenze del pronome personale di prima persona (v. fig. 13). L’interpretazione di Dresbold è la seguente: «La prima I ha un “tratto materno” corto e angoloso e un “occhiello paterno” rivolto verso il basso. Il tratto materno incompleto mostra che la madre dello scrivente non aveva un ruolo significativo nella sua vita. Il tratto materno forma un segno di spunta, che mostra che lo scrivente prova ancora rabbia nei confronti della madre. La distorsione dell’occhiello paterno mostra che, il rapporto con il padre, per quanto presente, era teso […] Nella seconda I il tratto materno è diviso in due. Questo è segno che lo scrivente aveva una personalità scissa. L’occhiello paterno termina con un segno di spunta rivolto verso il basso, il che suggerisce che provasse rabbia verso il padre» (Dresbold 2006, pp. 233-234).

Anche in questo caso l’interpretazione è suggestiva ma alquanto ardita e non abbiamo strumenti né per confutarla né per corroborarla.

Dresbold sostiene inoltre che lo scrivente avesse paura dell’abbandono (elevato strettezza tra parole), che apparisse “trascurato, e vestito in modo sporco e insignificante” (scrittura sporca, fangosa e sbavata) e che soffrisse di una malattia cronica (tratti spessi, pressione irregolare, puntini delle i impastati, numerose chiazze d’inchiostro).

Dal calibro alto e «sfrontato» deduce che si vedesse come un «pezzo grosso», e che fosse una «persona socievole, non un recluso» nonostante «fosse molto improbabile che rivalesse agli altri qualcosa del suo vero sé» (Dresbold 2006, p. 234).

Quest’ultima deduzione è coerente con le m ed n ad arcata anche se Dresbold la ricava altrimenti, da quelle che chiama “lettere della comunicazione” (ovvero la a e la o) che nel caso specifico sono «completamente chiuse».

Sull’estroversione dell’autore della lettera From Hell ci sarebbe peraltro molto da dire (e da ridire). È vero che il calibro è indubbiamente alto ma abbiamo anche un rilevante Stretto tra lettere, e la presenza del segno Acuta. C’è quindi anche la possibilità, tutt’altro che remota, che lo scrivente vivesse la sua “socialità” esclusivamente a livello di immaginazione. Ci riesce inoltre difficile pensare che una persona così disturbata possa aver avuto rapporti sociali non conflittuali e sereni. Abbiamo a che fare con un individuo pregiudizialmente ostile, con una visione tendenzialmente paranoica degli altri e del mondo.

La deduzione di Dresbold per cui lo scrivente fosse socievole sembra basarsi esclusivamente sul calibro, ma l’equazione Calibro alto = estroversione è tutt’altro che pacifica. Con un calibro così alto, al contrario, è del tutto improbabile che lo scrivente non avesse difficoltà nei rapporti interpersonali, poiché troppo bisognoso di ammirazione e considerazione.

Abbiamo a che fare, al contrario, con una persona piuttosto rabbiosa (Acuta e Intozzata I) che può avere raptus di aggressività incontrollata (l’insieme dei segni più Intozzata II di alto grado). È difficile immaginare che una persona del genere possa, ad esempio, svolgere una professione che richieda contatti quotidiani e ripetuti con il pubblico.

Occhielli inferiori tracciati sia a destra che a sinistra dell’asta

Figura 14

Infine, «lo scrivente tracciava alcuni degli occhielli inferiori sulla parte sinistra dell’asta inferiore, e altri sulla parte destra» (Dresbold 2006, p. 235). Per Dresbold questo è un segno di bisessualità (si veda la fig. 14). L’interpretazione è interessante, e coerente con il simbolismo pulveriano, ma anche in questo caso appare piuttosto avventata.

In sintesi, per Dresbold, l’autore della lettera From Hell:

1. Aveva un accento Cockney o irlandese.
2. Aveva avuto una breve o insignificante relazione con la madre.
3. Aveva un rapporto alquanto teso con il padre.
4. Era estroverso.
5. Provava rabbia sessuale.
6. Era bisessuale.
7. Era violento.
8. Aveva paura dell’abbandono.
9. Era semianalfabeta con un’istruzione appena elementare.
10. Aveva una malattia cronica.
11. Era trascurato e aveva un aspetto sudicio (Dresbold 2006, p. 235).

Le conclusioni 1. e 9. sono desunte da considerazioni extragrafologiche (analisi del contenuto e dei peculiari errori di ortografia commessi dallo scrivente).

Non entreremo ulteriormente nel merito di queste conclusioni ma ci limitiamo a notare come solo alcune di esse trovino riscontro – pur con qualche riserva – nella grafologia morettiana (7, 11), come altre trovino un riscontro solo parziale (5, 7, 8, 10) e come altre non trovino alcun riscontro (2, 3, 6). Con questo non voglio implicare che le conclusioni di Dresbold siano necessariamente “campate in aria” ma solo che non abbiamo gli strumenti per considerarle corroborate, per lo meno se utilizziamo come strumento di verifica il confronto con il metodo grafologico morettiano.

Si noti inoltre come il profilo elaborato da Dresbold non riguardi tratti di personalità di superficie, che riguardano cioè comportamenti manifesti (ad eccezione di 4, 11 e ovviamente 1, 9) ma tratti di personalità profondi che chiamano in causa considerazioni su dinamiche inconsce o comunque non immediatamente evidenti (2, 3, 5, 6, 7, 8).

Francis Tumblety è Jack lo squartatore?

Il passo successivo dell’argomentazione di Dresbold è quello di prendere in considerazione i profili psicologici di varie persone sospettate di essere Jack lo squartatore. L’unica profilo che per Dresbold «calza come un guanto», è quello di Francis Tumblety.

Ai tempi dei delitti di Whitechapel Francis Tumblety era stato considerato uno dei principali sospettati anche perché quando lasciò l’Inghilterra di Jack lo Squartatore terminarono.

Senza entrare nello specifico della biografia di Tumblety possiamo darne alcuni cenni. Era un ciarlatano che si spacciava per dottore ed era stato denunciato più volte per atti omosessuali violenti – e quindi apparentemente non consenzienti – con giovani uomini. Si noti come già questo punto sembri contrastare con l’impotenza che Dresbold aveva attribuito all’autore della lettera From Hell (e che peraltro, significativamente, non compare più nella lista degli undici tratti riassuntivi del profilo).

Dresbold dimostra, punto per punto, come il profilo di Tumblety calzi alla perfezione con quello da lei elaborato. Si è già detto di come questo metodo non sia conclusivo e come quindi abbia una validità alquanto relativa. Si è inoltre visto come alcune inferenze tratte da Dresbold siano alquanto audaci e c’è l’eventualità che abbia – più o meno consapevolmente – adattato l’analisi grafologica dell’autore della lettera From Hell a quello che era affettivamente la biografia di Tumblety.

Il piatto forte della pretesa dimostrazione di Dresbold, tuttavia, chiama in causa la grafologia peritale. Dresbold mette in comparazione la lettera From Hell con una lettera di certa attribuzione di Tumblety.

Riassumiamo l’argomento sin qui svolto da Dresbold:

a) Jack lo squartatore era un serial killer disorganizzato.
b) Tra le lettere attribuite a Jack lo squartatore la lettera From Hell è l’unica compatibile con quella di un serial killer disorganizzato.
c) La lettera From Hell è autentica e riconducibile a Jack lo squartatore (per deduzione dalle premesse a e b).
d) Il profilo grafologico di Jack lo squartatore dimostra che aveva alcune peculiari caratteristiche di personalità.
e) Queste stesse caratteristiche appartenevano anche a uno dei sospetti, Francis Tumblety.
f) La scrittura di Francis Tumblety è, dal punto di vista peritale, attribuibile all’autore della lettera From Hell.
g) Francis Tumblety è l’autore della lettera From Hell (per deduzione dalle premesse d, e ed f).
h) Francis Tumblety è Jack lo squartatore (per deduzione da c e g).

Ciascuno di questi passaggi presenta problemi peculiari. Possiamo essere d’accordo con la premesse a) e b) ma già c) presenta non pochi problemi. Non è detto infatti che il vero Jack lo Squartatore avesse realmente scritto alla polizia e che quindi siamo in possesso della sua scrittura. La premessa d) riposa in ultima analisi sulle inferenze grafologiche di Dresbold, alcune delle quali, come si è visto, appaiono piuttosto azzardate. La premessa e) presuppone che il vero Jack lo squartatore si trovasse tra i sospettati, il che non è affatto certo. Infine, la premessa f), come si vedrà è tutt’altro che certa, e anzi, appare come il punto più debole dell’argomentazione. Pertanto le conclusioni g) ed h) sono ben lungi dall’essere state dimostrate.

Relativamente al punto f) non possiamo ovviamente in questa sede proporre una controperizia anche perché non disponiamo degli originali. La pretesa dimostrazione di Dresbold appare tuttavia confutabile.

Dresbold scrive che della scrittura di Tumblety abbiamo due campioni, uno che risale a tredici anni prima rispetto alla lettera From Hell, l’altro a quindici anni dopo.

Per la verità del secondo campione viene riportato solo un piccolo stralcio, che risulta peraltro non molto chiaro e non viene quasi mai utilizzato. A conti fatti abbiamo quindi una sola comparativa, la lettera Dear Caine (v. fig. 15). Nessuno dei due campioni risulta peraltro approssimativamente coevo alla lettera From Hell e questa risulta una mancanza non da poco.

Dresbold non dice inoltre quale dei due campioni riportati sia antecedente e quale successivo alla lettera From Hell. La dimenticanza, come si vedrà, non è insignificante.

Lettera From hell

Figura 15

Per ragioni di semplicità utilizzeremo la lettera F per designare la lettera From Hell e la lettera T per designare la lettera di Tumblety. Le due scritture sono riportate rispettivamente in fig. 15 e 16 e messe a confronto, in formato ridotto, in fig. 17.

Vediamo ora alcuni degli elementi su cui si può sostenere, secondo Dresbold, l’identità di mano. Premetto che, per ovvie ragione di spazio, mi limiterò a prendere in considerazione solo alcuni di questi elementi e che le mie controargomentazioni utilizzeranno considerazioni di ordine sia grafologico che peritale (così come fa Dresbold). Questo metodo sarebbe del tutto inadeguato in una vera controperizia, ma in questo contesto (una rivista di grafologia rivolta a dei grafologi) credo che possa essere appropriato.

1. Mancanza di punteggiatura sia in F che in T. «Scrivendo senza virgole, punti, accenti o esitazioni di qualsiasi tipo lo scrivente sta dicendo: “Prendetemi se ci riuscite, perché io non mi fermerò”» (Dresbold 2006, p. 246).

Si può notare che se da una parte è vero che entrambe le lettere mancano di punteggiatura, e tradiscono una certa eccitazione, la “mancanza di esitazione” non è affatto evidente in F.

La scrittura di Francis Tumblety

Figura 16

Laddove in T abbiamo una scrittura piuttosto scorrevole, la cui scorrevolezza è confermata da una pronunciata pendenza a destra e da una larghezza interletterale piuttosto consistente, in F il flusso scrittorio risulta al contrario piuttosto “inceppato” per la presenza di ristagni pressori, brusche contorsioni assiali, repentini cambiamenti di inclinazione, pressione eccessiva che non consente una ritmica alternanza dei chiaroscuri, bruschi restringimenti della larghezze e in particolare della larghezza tra lettere (ci sono addirittura degli addossamenti). In ultima analisi in F ma non in T abbiamo una pressione molto disomogenea.

L’erogazione discontinua dell’energia pressoria a sua volta causa disomogeneità nelle altre dimensioni della scrittura. Per fare un solo esempio si notino in F le aste inferiori della y nella quintultima riga. La prima è molto inclinata verso destra (circa 45°), la seconda è leggermente inclinata, la terza è quasi dritta. Ne consegue che è subentrato un maggiore controllo e una diminuzione nella velocità esecutiva. Al contrario nella scrittura T lo scrivente aumenta l’inclinazione assiale sul finire della riga (si noti nella penultima riga la parola Book).

Confronto tra la scrittura del presunto Jack lo Squartatore e quella di Francis Tumblety

Figura 17

Anche la variabilità interna delle dimensioni rilevanti della scrittura risulta quindi significativamente diversa. La scrittura T è del tutto priva di esitazioni, ma lo stesso non può dirsi della scrittura f dove abbiamo una sovraeccitazione che si esprime tuttavia in modo conflittuale, con alternanza (non metodica) di impulsi e contro-impulsi. Per dirla altrimenti, chi ha scritto F era irritato a differenza di chi ha scritto T, in cui il movimento estroversivo non sembra trovare ostacoli interni di alcun tipo. Poiché F e T sono così poco vicine nel tempo è certamente possibile che qualcosa nelle dinamiche grafomotorie sia nel frattempo cambiato, e che siano subentrate patologie organiche o disturbi di altro tipo (ammesso che la lettera T sia precedente alla lettera F). Ciò non toglie tuttavia che il movimento scrittorio in F e in T appaia significativamente diverso e che questa diversità andrebbe quanto meno spiegata.

Contronto tra la lettera a del presunto Jack lo Squartatore e quella di Francis Tumblety

Figura 18

2. «Entrambi gli scritti contengono a minuscole enormi (che sono più grandi delle lettere circostanti). Si metta a confronto, ad esempio, la sproporzionata a nella parola prasarved con la a di Tumblety nella parola Caine. Entrambi gli scritti contengono inoltre delle a di dimensioni molto ridotte (che sono piccole in confronto alle dimensioni delle lettere circostanti). Si metta a confronto la minuscola a della parola and con la piccola a nella parola Dear» (Dresbold 2006, p. 247). Si veda a questo proposito la fig. 18.

Relativamente a questo punto si devono fare almeno alcune considerazioni. La prima considerazione è che, da qui in poi, Dresbold prende in esame degli aspetti alquanto superficiali e formali delle scritture in esame. Non solo si concentra sugli aspetti marginali delle scritture (che come sappiamo sono tutt’altro che conclusivi) ma questi confronti, ben lungi dal servire la tesi che vorrebbe dimostrare, portano alla luce delle differenze che Dresbold non coglie e/o non giustifica.

Nel caso in esame la a in F che Dresbold definisce come “enorme” (huge) ha approssimativamente la stessa altezza delle lettere circostanti. La a in T oltre a non essere affatto “sproporzionata” (out of proportion) si inserisce al contrario in un contesto di spadiformità decrescente, un contesto del tutto diverso da un punto di vista grafologico rispetto a quello di una rilevante variabilità del calibro (che comunque negli esempi riportati non sussiste). Laddove la non omogeneità del calibro porta quasi necessariamente una non omogeneità nella velocità esecutiva, al contrario la spadiformità crescente favorisce la fluidità e la scorrevolezza.

Ancora, nella riproduzione portata ad esempio da Dresbold si coglie chiaramente una differenza molto significativa tra l’autore di F e l’autore di T. Lo scritto F presenta infatti, pur in un contesto di prevalente Ascendente, una forte incertezza nella conduzione del rigo che si manifesta con momenti di Discendente (le prime tre lettere di prasarved), di Ascendente (le lettere successive), e poi ancora Discendente (l’ultima lettera e il tratto terminale della penultima). Siamo quindi all’interno del segno che Moretti chiama Ascendente-Discendente e che considera il principale segno di immoralità. Questo segno è presente in f anche in tutto lo scritto (si veda anche la parola tried della riga successiva) ma è assente in T, che mostra una direzione del rigo molto più coerente per quanto in un contesto di prevalente discendenza.

Non possiamo scendere nell’analisi dettagliata di tutti gli elementi che Dresbold pone a confronto, per ovvie ragione di spazio. Ci limitiamo tuttavia a ribadire che a) si tratta nella migliore delle ipotesi di somiglianze meramente formali e quindi tutt’altro che conclusive b) anche laddove Dresbold pretende di mostrare l’esistenza di somiglianze formali, a ben vedere, porta degli esempi che smentiscono persino questa pretesa. Affinché il lettore possa farsi un’opinione in merito ci limitiamo a riportare i particolari delle due lettere messi a confronto. I particolari designati come Killer sono tratti dalla lettera From Hell (F) quelli designati come Tumblety dalla lettera Dear Caine (T). Si vedano le figg. 19-34 [nella versione cartacea dell’articolo].

L’unica somiglianza non meramente superficiale tra F e T riguarda i collegamenti “non convenzionali”, ovvero la presenza occasionale del segno Legata. Si può notare, tuttavia, che questa analogia pur non essendo di importanza marginale non è conclusiva. È inoltre un segno che nei secoli passati era molto più frequente di quanto non sia ora e che si riscontra con una certa facilità nelle scritture di soggetti in stato di eccitazione. Un analogo stato d’animo e temperamento nei due scriventi, pur con le differenze di cui abbiamo detto, può quindi giustificare questa analogia (cfr. Bravo 1998).

Per il resto Dresbold non giustifica, né menziona, alcuna delle macroscopiche differenze presenti tra i due scritti e in particolare:

1. Diversa modalità dell’erogazione pressoria. In F sono presenti impastoiamenti degli occhielli, cenni del segno Artritica, melmosità del tracciato, Intozzata II di alto grado. La pressione in T appare al contrario netta, pulita e ben distribuita.

2. Forte angolosità in F, con presenza del segno Acuta, assente in T.

3. Larghezza tra lettere notevole in T, molto ridotta in F.

Ricordiamo, tra quelle già citate, anche la diversa inclinazione, il diverso orientamento del rigo, e in genere la rilevante diseguaglianza non metodica presente in F in tutte le dimensioni, contrapposta alla discreta omogeneità in T, etc.

Nessuna di queste differenze viene minimamente menzionata da Dresbold che si concentra unicamente sulle (spesso inesistenti) analogie. Dal punto di vista metodologico il non menzionare le inevitabili, e in questo caso sostanziali, differenze tra le scritture in esame appare scorretto (cfr. Bravo 2003). La ricerca e la adeguata valutazione delle differenze costituiscono il discrimine tra la metodologia grafologica e quella calligrafica (Cristofanelli A. e P., 2004, pp. 223-232).

Possiamo a questo punto proporre anche una considerazione di ordine extraperitale, ma più squisitamente grafologica. Si noti che Tumblety, di professione, faceva il “truffatore” e che quindi doveva necessariamente avere una buona dose di savoir faire o quantomeno una certa disponibilità al contatto con il pubblico. Questa attitudine è presente in T (Fluida, Largo tra lettere, Pendente in alto grado) ma è del tutto assente in F (Acuta, Stretto tra lettere, segni di aggressività latente e manifesta, etc).

Se quindi si può trarre una conclusione dalla pretesa dimostrazione di Dresbold che Francis Tumblety sia Jack lo squartatore è la conclusione esattamente opposta a quella che l’autrice vorrebbe farci trarre.

Che possiamo dire quindi, per concludere, dell’autore della lettera From Hell? Non sappiamo se fosse o meno Jack lo Squartatore ma era certamente una di quelle persone che, per caratteristiche di personalità, avrebbe potuto esserlo. Siamo in presenza di un individuo aggressivo (tratti a mazza e acuminati), impulsivo (Intozzata II e forte Stretto tra parole), irritabile (Intozzata I di alto grado con forte variabilità pressoria), instabile (variabilità nell’inclinazione, della pressione, nell’orientamento del rigo), completamente assorbito da se stesso (Calibro molto alto in Stretto tra lettere), capace di gesti clamorosi e temerari (Spavalda, Ascendente) e incurante delle conseguenze delle proprie azioni (Stretto tra parole, Intozzata II). Il segno Aperture a capo è presente in alto grado e, con Acuta, non può che dar luogo a una tendenza al sadismo sessuale. Il soggetto è assorbito da fantasie a sfondo sessuale (Confusa) che potrebbe mettere in atto qualora ne avesse l’occasione (l’insieme dei segni) anche perché i suoi giudizi sono del tutto soggettivi e scollati dalla realtà (Ricci del soggettivismo, Legata, Ascendente). Non possiamo sapere se fosse o meno Jack lo squartatore, ma certamente non era una persona con cui avremmo voluto avere a che fare.

Riferimenti bibliografici 

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Bravo A. (2003), Metodologia della consulenza tecnica e della perizia su scritture, Mesagne (BR), Sulla Rotta del Sole-Giordano Editore
Cristofanelli A. e P. (2004), Grafologicamente. Manuale di perizie grafiche, Roma, Ce.Di.S.
Centini M.(2001), I serial killer, Roma, Xenia
Crépieux-Jamin J. (2001), ABC della grafologia, Padova, Messaggero
Dresbold M. (2006), Sex, Lies, and Handwriting. A Top Expert Reveals the Secretes Hidden in Your Handwriting, New York, Free Press
Lowe S. (2007), The Complete Idiot’s Guide to Handwriting Analysis, New York, Penguin
Massei M. (2008), Manuale di grafologia, Milano, Hoepli
Maninchedda L. (1985), Il carattere distruttivo. Analisi attraverso la psicologia della scrittura, Milano, ce.s.ri.p.a.
Palaferri N. (2001), Dizionario grafologico morettiano, Padova, Messaggero
Picozzi M., Lucarelli C. (2004), Storie di ossessione omicida, Milano, Mondadori
Pulver M. (1983), La simbologia della scrittura, Torino, Bollati Boringhieri
Strano M (2003), Manuale di criminologia clinica, Firenze, See
Vels A. (1981), Escritura y personalidad, Barcelona, Herder

[1] Per avere un termine di paragone, per quanto imperfetto, nel campione di ventiquattro scritture che ho utilizzato per la mia tesi di diploma il segno Acuta non era mai presente.

(Francesco Rende, Jack lo squartatore. Il contributo della grafologia peritale e di personalità, «Scrittura. Rivista di problemi grafologici», 157, 2011).

Francesco RendeJack lo squartatore: il contributo della grafologia peritale e di personalità

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