Il segno Spavalda: da Jack lo Squartatore al sottoscritto

Francesco Rende divulgazione grafologica 3 Comments

spavaldoIn questo articolo tratteremo del segno grafologico Spavalda.

Il segno è sia di facile rilevazione che di facile quantificazione e quindi si presta bene a un’introduzione destinata anche ai non addetti ai lavori.

Per Moretti «Spavalda è quella scrittura che appare sfrontatamente invadente nelle lettere e nelle parole. Ne consegue che deve essere di calibro sopra il medio, non staccata. Tende ad avere le aste indietro. Dà l’aspetto di uno che si fa largo sopra la folla a forza di gomitate e di grida. È indice di megalomania, di sfrontatezza e spavalderia nella sostanza delle cose» (Moretti 2002, Trattato di grafologia. Intelligenza-Sentimento, Padova, Messaggero, pp. 371).

Come di consueto il linguaggio di Moretti, ancorché molto “impressionistico”, risulta tuttavia un po’ fumoso e di non facile decifrazione. Per capirci qualcosa di più sarà quindi opportuno volgere la nostra attenzione al Dizionario grafologico morettiano di Nazzareno Palaferri, l’allievo e studioso che si è assunto il non facile compito di sistematizzare la grafologia del maestro.

Per Palaferri il segno Spavalda consta di tre elementi:

«1. Esagerata estensione verticale e orizzontale delle lettere specialmente maiuscole.

2. Calibro grande.

3. Attaccata con facile presenza di Aste concave a sinistra.» (Palaferri n. 2001, Dizionario grafologico morettiano, Urbino, Libreria G. Moretti, p. 259).

Come si evince dal criterio di misurazione, di cui diremo a breve, l’elemento caratterizzante il segno è il primo.

Abbiamo infatti Spavalda quando le lettere maiuscole sono esageratamente alte rispetto alle minuscole contigue: «Se le lettere ‘spavalde’ sono 5-6 volte più grandi di quelle della zona media, si hanno 10/10 di Spavalda, se 4 volte si hanno 8/10, se 3 volte 5/10» (Palaferri 2001, Dizionario grafologico morettiano, Urbino, Libreria G. Moretti, p. 259).

A conti fatti quindi il criterio di rilevazione, opportunamente semplificato, è semplicissimo. Si prendono le maiuscole di una scrittura, ne si misura l’altezza, e la si mette a confronto con quella delle minuscole minori (ovvero di quelle che non si estendono nella zona inferiore e superiore). Se il rapporto tra l’altezza delle maiuscole e quello delle minuscole è uguale o superiore a 3 ha luogo il segno Spavalda.

Prendiamo la presunta scrittura di Jack lo squartatore di cui abbiamo trattato per esteso nel precedente articolo, e in particolare le prime tre righe in cui si legge From Hell, Mr. Lusk e Sor.

Lettera di Jack lo SquartatoreIn queste prime tre righe sono evidenti delle “spavalderie”, che caratteristicamente vengono meno nel prosieguo della missiva.

La prima domanda che dobbiamo farci è: perché si inizia a scrivere in modo “spavaldo” e poi non si mantiene il medesimo atteggiamento anche nel resto dello scritto?

La spavalderia è una forma di sbruffonaggine. È intrinseco alla sbruffonaggine il suo essere contingente: la millanteria non dura nel tempo ma si accende e si spegne come un fuoco di paglia.

Ovviamente ci sono degli sbruffoni che sono tali per la maggior parte del tempo (e Dio ce ne scampi e liberi) ma la maggior parte dei gradassi esaurisce la propria tracotanza nel giro di qualche (infelice) battuta.

La spavalderia è l’ostentazione di una superiorità inesistente. A mano a mano che lo sbruffone si cala nella realtà o nell’ambiente (ambiente grafico o reale, poco importa) la tendenza a millantare di norma viene meno. È l’ambiente stesso che riconduce l’insolente a più miti consigli o è lo sfacciato che, da par suo, si rende conto della mancanza di fondamento della sua baldanza.

Essere spavaldi (sia nella vita che con la penna in mano) costa impegno e l’impegno richiede sforzo. È quindi normale che il presunto Jack sia spavaldo nelle prime righe ma non nel finale. Perché è quello che facciamo tutti.

Si va a un colloquio di lavoro e per dimostrarsi padroni della situazione (in una situazione che non si padroneggia affatto) si ostenta sfrontatezza e «sintomatico mistero», salvo poi uscirne con le ossa rotte e la proverbiale coda tra le gambe.

Nel caso di Jack già il calibro di base (l’altezza delle lettere della zona media, ovvero delle minuscole minori) è consistente. Ne consegue che le spavalderie non possono essere accentuate più di tanto.

Il calibro di base indica infatti, tra le altre cose, il proprio «sentimento dell’Io», ovvero, in termini più prosaici, la propria autostima, la propria sensazione di valore e di valere o, per dirla alla romana, «quanto te la senti calda».

Nel caso in cui l’autostima sia già ipertrofica, come in questo caso, c’è ben poco da «spavaldeggiare». Detto altrimenti, se sei già un pallone gonfiato cosa vuoi gonfiarti ulteriormente?

Ben più interessante è il caso di una Spavalderia che si avveri in un calibro piccolo (altezza delle lettere della zona media inferiore ai 2 mm). Qui c’è la sensazione di valere poco (il famigerato “complesso di inferiorità”) e il desiderio di ostentare una sicumera che non sussiste. È il ben noto meccanismo di difesa che si può definire «anche le pulci hanno la tosse».

spavaldaMa la spavalderia può avere anche altre cause, tra le quali mi piace citare la stanchezza. Quella che segue è una mia firma, o meglio, una delle mie firme (dal momento che ogni firma è diversa da tutte le altre).

Potete notare che la maiuscole sono esagerate rispetto alle minuscole. Cosa è successo? Sono diventato uno smargiasso anch’io?

Fermo restando che nulla può essere escluso quel che segue è un racconto più o meno esaustivo di quel che è successo.

Dovevo compilare un modulo per la partecipazione ad un convegno ed ero molto stanco. Ero consapevole, a qualche livello di consapevolezza, che il calibro che ne sarebbe venuto fuori non sarebbe stato “all’altezza”.

Scrivo “a qualche livello di consapevolezza” perché non ero pienamente cosciente di un ragionamento del genere, né penso che simili pensieri capitino solo nella mente degli studiosi di grafologia.

“A qualche livello di consapevolezza” siamo tutti consci dell’ovvietà che una scrittura grande manifesti potenza e una scrittura piccola esprima l’opposto.

Se dovete firmare un contratto importante, che sancisce che avete ricevuto un aumento di stipendio o una promozione, è probabile che scriviate più grande del solito. Se dovete firmare la vostra condanna a morte, al contrario, è probabile che anche il vostro calibro ne risenta.

A quel punto devo essermi detto qualcosa come: «Fai uno sforzo! So che l’ultima cosa che vorresti adesso è metterti a scrivere o compilare questo modulo, ma lo devi fare ora! Sii uomo!».

L’esito di questo bel discorsetto è visibile nelle F e nelle R. Ho ostentato uno stato psicofisico tonico e arrembante che in quel momento non mi apparteneva. E l’ho ostentato sia davanti a me stesso sia davanti al destinatario della mia comunicazione.

reazioneMa ogni reazione implica una reazione e subito dopo ho pagato dazio. Non solo le F e le R sono più grandi del solito ma le lettere successive sono più piccole di quanto altrimenti non sarebbero.

In altri termini, ho concentrato tutte le mie energie sull’apparenza (le lettere maiuscole sono quelle che maggiormente attraggono l’attenzione) e ho dovuto glissare pietosamente su tutto il resto (le micragnose minuscole che tradiscono il mio stato di affaticamento). E tutto questo senza nemmeno rendermente conto.

Ogni «forzatura», sia nella vita che nella scrittura, si paga presto o tardi con una compensazione di segno opposto (Bravo 1998, Variazioni naturali e artificiose della grafia, Urbino, Libreria G. Moretti). D’altronde, e non a caso, l’astinenza dagli stimolanti porta a sedazione e l’astinenza dai sedativi all’ipervigilanza.

Se c’è una morale che possiamo tratte da queste considerazioni è la seguente: se siete stanchi o avviliti non bluffate. Poggiate la penna, smettete di ostentare quel che non siete, e andatevene a letto.

Francesco RendeIl segno Spavalda: da Jack lo Squartatore al sottoscritto

Comments 3

  1. lorenza

    beh, non posso farti commenti grafologici, nulla da dire…, ma ti ringrazio per il «quanto te la senti calda» che non avevo mai sentito:-)

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