Freud e la grafologia

Freud e la grafologia

Francesco Rende articoli da "Scrittura" Leave a Comment

 

Introduzione

È uscita recentemente in Francia un’opera collettanea, a firma di quaranta autori tra storici, filosofi, medici e ricercatori, che ha riacceso un ampio dibattitto sulla persona e le teorie di Sigmund Freud. Questo libro, dall’eloquente titolo di Libro nero della psicoanalisi sostiene, argomentando in maniera estesa e con numerose prove documentali, molteplici e gravi «capi d’accusa» contro l’illustre fondatore del metodo psicoanalitico.
Segni grafologiciLo scopo del presente articolo è quello di mostrare come la figura del medico viennese che emerge dal Libro nero sia straordinariamente vicina al ritratto grafologico dello stesso, come emerge sia dall’anali
si del Moretti (reperibile nel Trattato) sia dal significato dei segni grafologici constatabili nella scrittura di Freud. Come noto, il ritratto che il maestro di Recanati fa di Freud è particolarmente impietoso, tanto da poter dare di primo acchito l’impressione che Moretti abbia «calcato un po’ troppo la mano». Questa impressione si fa particolarmente forte se confrontiamo il suo ritratto grafologico con la tradizionale immagine di Freud, tramandata in primo luogo dal suo amico e biografo Ernest Jones, ovvero quella di un genio che avrebbe precorso i tempi lottando strenuamente contro ogni opposizione interna e esterna al movimento psicoanalitico pur di far trionfare la verità.

La scrittura di FreudCercherò di mostrare tuttavia come il ritratto di Freud che emerge da Il libro nero della psicoanalisi, che secondo il quotidiano Le Monde «è senza dubbio il primo vero libro di storia della psicoanalisi», trovi precisi e circostanziati riscontri nella grafologia morettiana. Con la constatazione di questa coincidenza di vedute non si vuole ovviamente né dare avallo alle tesi del Libro nero né i
ndirettamente corroborare la metodologia grafologica, poiché tanto le une quanto le altre vivono di vita propria e dovranno essere valutate indipendentemente. È comunque, a mio avviso, utile e istruttivo mostrare come la nuova immagine di Freud che si va storiograficamente affermando trovi un riscontro così preciso e puntuale nell’opera del Moretti.

Freud è un bugiardo?

Il libro nero della psicanalisiQuesta domanda, certamente d’impatto, è il titolo di una famosa lezione tenuta da Frank Cioffi alla BBC nel 1973. Cioffi sostiene in particolare che Freud avrebbe mentito sulla sua prima «teoria della seduzione», secondo la quale l’isteria sarebbe causata da abusi sessuali subiti dai pazienti isterici nella prima infanzia. Come noto Freud rivedrà questa teoria dopo aver scoperto che gli episodi narrati dai suoi pazienti isterici erano pure fantasie che essi avevano scambiato, più o meno inconsciamente, con la realtà. Non dandosi per vinto da questa auto-confutazione Freud elaborerà una ulteriore teoria secondo la quale per gli isterici la differenza tra fantasia e realtà è labile, e che la causa dei sintomi isterici non sarebbero episodi di incesto realmente avvenuti ma le fantasie incestuose nutrite dai pazienti stessi. Secondo Cioffi tuttavia è semplicemente falso che i pazienti di Freud gli abbiano mai raccontato alcunché relativamente a presunti abusi sessuali subiti nella prima infanzia. Esaminando alcuni articoli scritti da Freud nel 1896 Cioffi arriva a sostenere che «Freud afferma più volte di averli inutilmente esortati a confessare di essere stati vittime di abusi sessuali nell’infanzia, ma che essi non ricordavano niente, e che anche dopo la cura continuavano a rifiutare di crederci. Non racconta mai di pazienti andati da lui per parlargli di abusi sessuali – anzi sostiene l’esatto contrario… » Secondo Cioffi la teoria della seduzione di Freud non sarebbe quindi stata ricavata dai resoconti clinici dei suoi pazienti ma elaborata a priori e poi «verificata», con scarsi risultati, sui pazienti stessi. Anche la teoria successiva, che afferma che la causa dei sintomi isterici non sarebbe uno specifico episodio sessuale ma i desideri incestuosi rimossi, risentirebbe di questo equivoco. Come chiosa Israels: «Freud non poté iniziare a mettere in dubbio le storie dei suoi pazienti, per la buona ragione che non ce n’era nessuna!».

Foto di FreudAnche il tradizionale resoconto del celebre caso di Anna O., la prima paziente isterica «curata» da Freud, sarebbe secondo gli autori farcito di omissioni quando non di vere e proprie menzogne. In particolare, secondo il matematico inglese Esterson, Bertha Pappheneim, vero nome di Anna O., non sarebbe guarita che nove anni dopo la fine dell’analisi con Freud rendendo così improbabile qualsiasi nesso tra i due eventi.

Contrariamente a quanto tramandato dalla storia ufficiale della psicoanalisi inoltre, non sarebbe Bertha ad essersi innamorata del suo primo medico Joseph Breuer, che ne lascerà per questo la cura a Freud, ma precisamente il contrario, come spiegherebbe lo stesso Freud in una lettera alla sua fidanzata Martha Bernays. Secondo Mikkel Borch-Jacobsen pertanto «Freud ha dunque invertito i ruolo dei due protagonisti per suggerire la natura sessuale dell’isteria di Anna O». Non sarebbe quindi il primo caso di transfert della storia della psicoanalisi, ma il primo caso di contro-transfert.

Un altro caso eclatante è quello che ha per protagonista Ernst von Fleischl-Marxow, un amico di Freud affetto da dipendenza da morfina. Nel 1887 Freud dichiara di averne guarito la dipendenza utilizzando un altro stupefacente, la cocaina. Tuttavia il quadro che emerge dalle lettere di Freud alla fidanzata, pubblicate solo nel 2000, è molto diverso. Fleischl non solo non sarebbe guarito dalla dipendenza dalla morfina, ma sarebbe diventato oltre che morfinomane cocainomane e Freud ne sarebbe stato a conoscenza. Dopo queste e altre rivelazioni contenute nel libro viene spontaneo chiedersi quello che si chiede Frank Cioffi: Freud è un bugiardo? E soprattutto, domanda forse ancora più interessante, se mentiva perché mentiva? Relativamente alla teoria della seduzione Cioffi propende per una forma di autoinganno o falso ricordo, per quanto il suo giudizio non sia così tenero sugli altri casi: «Detto ciò ci sono ampie prove del fatto che mentì su altre questioni». Sulla spiegazione del perché Freud mentisse Cioffi è altrettanto caustico: «Mentire gli dava fastidio ma gli era assolutamente necessario se voleva farsi strada nel mondo». Per esaminare l’eventuale tendenza alla menzogna di Freud la grafologia può esserci d’aiuto se consideriamo la lista di segni fautori che il Moretti riporta in Grafologia dei Vizi. In particolare nella scrittura di Freud spiccano sia il Pendente 8/10 che i Ricci della Mitomania 5/10, per considerare i soli segni indicanti «tendenza diretta». Alla scrittura di Freud Moretti attribuisce anche il Secca e il Solenne, che quantifica rispettivamente in 6 e 7 decimi, e che risultano anch’essi nel novero dei segni direttamente «menzogneri». Come si vede sono ben quattro segni sui quindici indicati dal Moretti, che non sono costituiscono una prova possono certamente essere considerati un forte indizio.

La grafologia è tuttavia ancora più illuminante se consideriamo non tanto la tendenza in sé quanto le motivazioni della tendenza stessa. Sul fatto che Freud sia quello che potremmo definire un «passionale» credo non ci possa essere, grafologicamente parlando, dubbio alcuno. Si vedano a questo proposito non solo il Pendente 8/10, comunque di grado singolarmente elevato, ma anche segni come Slanciata 6/10 ed Aperture a Capo 4/10, che sono indici grafologici altrettanto evidenti di una qual certa «turbolenza affettiva». È pertanto legittimo argomentare che Freud si affezionasse molto alle teorie da lui elaborate (si tenga a mente il significato grafologico di Pendente) e che fosse perciò molto restio ad abbandonarle (Stretto tra lettere 4/10) anche perché gli erano costate molta fatica intellettuale (Acuta e Stretto di Lettere) e perché ne andava particolarmente fiero (Calibro Alto 7/10).

Pop FreudRelativamente alla tesi di Cioffi secondo la quale Freud non sarebbe stato un bugiardo consapevole ma che fosse, almeno in parte, propenso all’autoinganno, la grafologia sembra avvalorare la sua tesi. Non possono infatti non colpire i 5/10 di Ricci della Mitomania che per Moretti sono «segno diretto della menzogna in quanto il mitomane tende ad inventare fatti e circostanze di fatti». Fa azione di rinforzo su Ricci della Mitomania anche Aperture a Capo che oltre ad accentuarne la tendenza alla fantasticheria le fornisce anche il contenuto, che ovviamente non potrà che essere a sfondo erotico (e conoscendo le teorie di Freud e le accuse di «pansessaulismo» che gli sono stata rivolte non sembra necessario insistere ulteriormente su questo punto).

Anche la forte emotività di Freud (Intozzata II modo 4/10) ne accentua la tendenza mitomane offuscandone il discernimento, così come fa azione di rinforzo la modesta capacità critica e riflessiva di cui è dotato (Largo tra Parole 4/10), che peraltro non può non stupire in uno studioso di tale fama. In sintesi abbiamo un soggetto emotivo, portato a fantasticherie fuori dalla realtà e dotato di scarsa capacità critica e autocritica, poco propenso a rimettersi in discussione, poco portato ad una visione ampia della realtà, e fortemente affezionato alle proprie idee che difende contraddicendo a spada tratta i suoi oppositori (Acuta) che tratta quasi dall’alto in basso (Calibro Alto, Solenne).

Come ciliegina sulla torta non si può non parlare del Calibro Alto che lo porta a cogliere più il lato suggestivo delle cose che la loro sostanza, e che sembra quindi in questo contesto molto favorevole all’autoinganno, peraltro ammantato di prosopopea (Solenne). Sembra quindi che la grafologica conforti la tesi di Cioffi ed altri, e che si possa grafologicamente parlare di una tendenza alla menzo
gna di Freud illustrandone persino le motivazioni ultime.

Freud mascotteIl soggetto più che un «bugiardo patentato» (mancano Ricci dell’Ammanieramento, Accurata, Levigata, etc.) può essere portato a scambiare, senza neanche rendersene conto, la fantasia con la realtà. In un contesto del genere anche l’evidente Aggrovigliata (non riportato da Moretti) con la sua tendenza «a farsi avanti, ad andare in prima fila, a fare chiasso» depone a favore di una «menzogna da confusione» più che da accorto calcolo (del tutto assente ogni traccia di Angoli C per evidenti Angoli A e B sopra media).
Anche l’altro giudizio del Cioffi, secondo il quale Freud mentirebbe «per farsi strada nel mondo», trova riscontro nell’analisi grafologica. Davvero imponente risulta infatti il grado di Intozzata I che Moretti quantifica addirittura in 9/10. Possiamo quindi argomentare, utilizzando in parte l’armamentario concettuale dello stesso Freud, che le invenzioni mitomani di Freud fossero a un qualche livello di consapevolezza subordinate e asservite al suo straordinario desiderio di emergere e imporre se stesso e le proprie idee.

Freud, genio o geniale assimilatore?

Come noto, Moretti distingue l’intelligenza di assimilazione dall’intelligenza propriamente originale, che come la natura crea senza ripetersi. Freud è considerato universalmente, e quasi per antonomasia, un genio, nell’accezione più precisa del termine, avendo creato un sistema originalissimo dal nulla, precorrendo i tempi e i suoi contemporanei.

Anche in questo caso tuttavia il Libro nero della psicoanalisi sembra avere qualcosa da ridire. Sulloway arrivò a stabilire che tutti i principali elementi della teoria freudiana della sessualità – la bisessualità, le zone erogene, la perversione polimorfa, la regressione, la libido, la repressione primaria, ecc. – provenivano in linea più o meno diretta dalla sessuologia dell’epoca… cosa che demoliva in un solo colpo il mito dell’isolamento intellettuale di Freud, e del presunto «puritanesimo» dei suoi colleghi. Secondo Sulloway quindi Freud ben lungi dall’essere un inventore di nuove e originali teorie, sarebbe un buon compilatore che avrebbe messo insieme contributi disparati inglobandoli nella sua creatura, la nascente psicoanalisi. Dalle ricerche di Sulloway all’accusa di plagio il passo è breve, dal momento che Freud non ha mai dichiarato le sue fonti.

Cosa aveva in testa Freud?In altri termini, se è lecito per un ricercatore attingere da contributi vari per trarne ispirazione o una sintesi originale, meno lecito appare il tentativo di far passare questi contributi per proprie creazioni. Da un punto di vista grafologico questo discorso non può non far venire mente quanto dice Moretti a proposito dell’intelligenza del segno Pendente che, come ricordiamo, Freud aveva in alto grado: «Intellettualmente il segno Pendente porta all’assimilazione in un modo che sembra originale. In fatto di originalità possono avere di speciale di cambiare in certo modo la veste del pensiero tanto da farlo comparire diverso da quello da cui l’hanno assimilato». Detto in termini più espliciti, nell’efficace sintesi di Palaferri: «anche sul piano mentale … il soggetto fa proprio – e come tale poi lo ripresenta – quello che è invece è solo degli altri». Interessante è che anche al segno Acuta Moretti attribuisca simili connotazioni, utilizzando quasi gli stessi concetti utilizzati a questo proposito per il segno Pendente. In Scompensi e anomalie della psiche scrive infatti: «Coloro invece che hanno intelligenza acuta, per essere considerati e stimati, hanno la tendenza a formulare nuovi sistemi e credono di annunziare verità non ancora scoperte da altri, mentre non fanno che rimescolare cose già dette e infarcirle di inesattezze e di errori, dei quali convinti, non vogliono confessare la fallacia per sostenerli cadono in altri errori sicché tutto il loro edificio è apparente». L’attinenza di questo passo con il caso già trattato della «teoria della seduzione» risulta particolarmente suggestiva.

Una certa tendenza al plagio sarebbe quindi quasi intrinseca al segno Pendente, che per Moretti Freud possedeva in grado di 8/10, e al segno Acuta, a cui Moretti attribuiva addirittura 9/10 di grado. Non si può comunque non riconoscere a Freud una originalità sopra la media (Diseguale metodico del Calibro 6/10) ma è un’originalità che si metterebbe, per così dire, al servizio dell’assimilazione del Pendente. In altri termini non originalità di concezione ma un’originalità nell’assimilare e nel presentare come proprio «quello che è invece è solo degli altri».

Freud cartoonAnche Sulloway riconosce a Freud una certa genialità laddove scrive: «Era un genio nel formulare ipotesi plausibili e merita per questo il massimo dei voti. Ma per quanto riguarda la seconda fase, ovvero la fase di verifica, non va oltre la mediocrità, se non addirittura la sufficienza». In altri termini Freud avrebbe avuto delle intuizioni originali, anche se abbiamo visto come fossero più relative alla «veste» in cui presentare le intuizioni altrui, ma non avrebbe saputo fare quello che un buon scienziato deve saper fare: cercare confutazioni e non solo verifiche. In altri termini Freud più che mettere in dubbio le sue ipotesi, come il metodo scientifico richiede, sarebbe andato affannosamente in cerca di conferme, arrivando al punto, come si è visto, di suggerire alle pazienti isteriche di aver subito traumi di natura sessuale.

Ancora una volta grafologicamente non possiamo che trovare riscontri, che in parte trattano temi già trattati. Freud era fortemente affezionato alle idee che portava avanti, che scambiava per proprie anche quando non lo erano (Pendente), ed era carente proprio nella verifica, sia perché dotato di non eccelsa capacità critica (Largo tra parole 4/10), sia perché di intelligenza fortemente settoriale (Stretto di lettera, Acuta), sia perché in ultima analisi «prendeva lucciole per lanterne» (Ricci mitomania 5/10, Aggrovigliata). Non era facilmente disposto ad abbandonare un’idea anche quando la scopriva falsa (Largo tra lettere 4/10) ed era affetto da una smania di contraddizione, che lo portava a vedere nemici anche laddove non ce n’erano (Acuta).

Questa sua tendenza al pensiero «paranoico», per usare un termine un po’ forte, può spiegare perché egli si sentisse isolato e osteggiato per le sue teorie psicosessuali, laddove invece, come sostiene Sulloway, esse risultavano invece largamente condivise. Il segno Acuta infatti, nelle parole di Palaferri «porta al rischio di cadere lentamente in manie persecutorie e in vittimismo». Il vittimismo sarebbe in questo caso esasperato dal Pendente 8/10, nonché dalla forte emotività (Intozzata II modo 4/10). Per questa congerie di segni Freud si sarebbe sentito non corrisposto anche qualora lo fosse stato, perpetuamente in lotta contro i suoi reali o presunti contraddittori, intossicato dalla mania di contraddizione come da uno stupefacente.

Freud giocattoloLa combinazione Acuta + Ricci Mitomania non può che portare ad un accentuazione del pensiero di tipo paranoico, poiché ciascuno dei due segni singolarmente preso, è indice di questa tendenza. A proposito di Ricci Mitomania Palaferri scrive infatti: «attività mentale predisposta a percepire, rappresentarsi e interpretare la realtà in modo distorto e spesso ostile». Singolare è anche il fatto che Ricci Mitomania già di per sé, anche senza considerare Aperture a Capo pur presente nella scrittura di Freud, porterebbe a un pensiero fantastico incentrato su fantasie di tipo sessuale: «I giochi di fantasia di coloro che hanno questo segno sono per lo più, a base di rappresentazioni erotiche … Siccome essi, in quelle date circostanze, si troverebbero in quella data situazione psichica, ritengono che così siano tutti gli altri». Se consideriamo che il meccanismo di difesa tipico del segno Acuta è la proiezione, ciò la tendenza ad attribuire ad altri sentimenti inaccettabili che appartengono invece a se stessi, il quadro è completo. Freud per Acuta + Ricci Mitomania + Aperture a Capo sarebbe stato portato ad attribuire ai suoi pazienti delle fantasie di carattere sessuale che erano invece frutto della sua stessa attività mentale. Un’accusa non certo nuova, ma che ci conforta grafologicamente: già Fliess infatti, autore prima di Freud una teoria sulla bisessualità e sulla sessualità infantile, aveva accusato Freud di «aver letto i propri pensieri in quelli dei pazienti».

L’immagine classica di Freud: altri riscontri grafologici 

Incidentalmente si può notare come anche testi non così controversi come il Libro Nero della psicoanalisi offrano singolari riscontri all’analisi grafologica sin qui delineata. Nel classico La scoperta dell’inconscio Henri Ellenberger delinea un quadro della personalità di Freud che non può non far pensare ad alcuni specifici segni grafologici presenti nella scrittura del padre della psicoanalisi.

Ellenberger fa esplicito riferimento all’ambizione di Freud che attribuisce all’influenza della madre: «Molto probabilmente fu lei che gli ispirò quell’ambizione che sarebbe andata sempre più fortemente crescendo per tutta la vita.» Questo punto non merita ulteriore approfondimento dal momento che sappiamo come il significato principale di Intozzata I, che Moretti attribuisce a Freud nel grado di 9/10, sia proprio «comando, ambizione di comandare, indipendenza». Ad un Intozzata I modo di grado così elevato si dovrebbe attribuire anche un’energia fuori dal comune e anche in questo caso il riscontro di Ellenberger è singolarmente puntuale: «Una caratteristica basilare di Freud era la sua straordinaria energia …».

Freud con il paracaduteSull’ambizione di Freud ritorna peraltro Ellenberger laddove scrive che «Le lettere a Fliess, scritte durante il periodo successivo della vita di Freud rivelano la sua ambizione, il suo desiderio di compiere un lavoro di grande importanza, la sua amicizia appassionata verso Fliess, molte lamentele per i disturbi depressivi, il suo giudizio critico verso molte persone e il suo senso d’isolamento in un mondo ostile».

Questo passo è interessante perché a ribadire l’ambizione di Freud ci dà altri due spunti di interesse grafologico. La visione di Freud di essere solo al mondo in un mondo ostile, così come il suo giudizio critico «verso molte persone», non può non richiamare alla mente quanto sappiamo del segno Acuta, segno peraltro di non comune riscontro. Palaferri a proposito di Acuta parla esplicitamente di «tendenza … a forme nevrotiche e manie di persecuzione e di incomprensione da parte degli altri» e anche di pericolo «di patologie da vittimismo e manie persecutorie, per una proiezione che riversa sull’ambiente la colpa del proprio isolamento umano e affettivo».

Interessante è anche la menzione delle «molte lamentele per i disturbi depressivi». Sappiamo infatti che grafologicamente il segno principe per quanto riguarda la «lamentosità» è proprio il Pendente, specie di alto grado. Ancora più esplicito, relativamente al passo in esame, è uno dei significati che il Palaferri attribuisce al segno Acuta: «Tendenza a shock affettivi, a forme depressive, a malinconie querule». Sulla «querulità» di Freud, e su una certa tendenza al pensiero paranoide, fa fede ancora Ellenberger quando sostiene che Freud si lamentasse continuamente per gli scarsi riconoscimenti che andava ottenendo e che imputava al suo essere ebreo e all’antisemitismo dilagante. Ellenberger sostiene per contro che l’antisemitismo non fosse affatto (all’epoca) così diffuso a Vienna come Freud pretendeva e che i riconoscimenti che andava ricevendo, ancora prima della sua definitiva consacrazione, fossero tutt’altro che scarsi. Un altro punto interessante, anche se forse meno eclatante, viene toccato laddove Ellenberger dipinge il piccolo Freud come «un giovane tiranno della famiglia». La sorella Anna infatti ricorda come Freud le proibisse di leggere Balzac e Dumas e come, dal momento che non poteva sopportare il suono del suo pianoforte, questo le fu venduto per accontentare il fratello. In questo comportamento «tirannico», con il desiderio di dettar legge anche in ambito privato, pare di poter scorgere all’opera la combinazione Intozzata I + Pendente, in cui il desiderio di imporsi dell’Intozzata I si riverserebbe proprio nella sfera affettiva cara al Pendente. Ancora più singolare risulta quest’altro passo che testimonia di altri due tratti della sua personalità facilmente ricavabili dall’analisi grafologica: «Freud si dimostrava uomo di forti simpatie e antipatie, innamorato fervido e devoto, sebbene talvolta possessivo e geloso».

Busto di FreudAnche senza voler cedere alle facili suggestioni di un’analisi a posteriori non si può non pensare al «beniaminismo» di cui è indice Aperture a capo («forti simpatie e antipatie») così come alla gelosia che appartiene di diritto non solo al Pendente ma anche all’Acuta. Neanche sull’innamorato fervido e devoto nutriamo peraltro dubbi data la combinazione, già considerata, di Pendente e Aperture a Capo su una sostanziosa base di Intozzata I e Intozzata II (che certamente ne aumenta il «fervore»).

Anche da queste poche menzioni si può constatare come anche un classico della storia della psicoanalisi, come La scoperta dell’inconscio, che sicuramente non ha e non vuole avere il potenziale sovversivo del Libro nero della psicoanalisi, offra singolari e circostanziati riscontri all’analisi grafologica di Sigmund Freud secondo il metodo morettiano.

Conclusioni

Il ritratto grafologico di Freud che emerge dalla metodologia morettiana sembra particolarmente affine al ritratto che ne tracciano gli autori del Libro nero sulla psicoanalisi, pur partendo da una metodologia completamente diversa.

I quaranta autori del Libro nero si basano infatti su dati documentari e in particolare sulle numerosissime lettere che Freud ha indirizzato ai suoi conoscenti nel corso della vita. Da queste lettere, una gran parte delle quali sono state pubblicate e studiate solo di recente, emerge una verità molto diversa da quella usuale, che trova un singolare e interessante riscontro nell’analisi grafologica.

Anche testi più ortodossi come il libro di Ellenberger, che descrivono un Freud ambizioso, geloso, tirannico e allo stesso tempo querulo e malinconico, sembrano trovare forti analogie con il significato che siamo soliti attribuire ai segni presenti nella scrittura di Freud. Non si vuole con questo certamente sminuire la figura di Freud, che anche grafologicamente risulta estremamente complessa e interessante. Basti pensare che, se prendiamo per buoni i gradi dei segni attribuiti da Moretti nel Trattato di Grafologia alla sua, questa rientrerebbe in più caratteri morettiani. Per Intozzata I modo 9/10 avremmo infatti il Carattere dell’Assalto per «l’insaziabilità sempre crescente dell’autoindipendenza e della dipendenza altrui».

Caricatura di FreudPer Angoli A 8/10 abbiamo il Carattere dell’Assalto per permalosità: «esso tiene attenti tutti i sensi del soggetto per apprendere le ostilità che possono elevarsi contro il soggetto medesimo … Appena uno dei cinque sensi del soggetto apprende una menomazione dell’Io da parte di altrui, sia essa vera o creata dalla fantasia del medesimo Io». Per Angoli B 7/10 abbiamo il Carattere della Resistenza per «irremovibilità dell’Io riguardo ai suoi giudizi, ai suoi sentimenti, alle illazioni che l’Io stesso ha già fissato». Infine per Secca 6/10 abbiamo il Carattere della Resistenza per avarizia in quanto Secca «ha un movimento di restringimento, di serramento, e non solo di quello che appartiene all’Io, ma anche di quello che può accaparrare, e rapinare, togliere, dall’altrui».

Ben rappresentati risultando anche i temperamenti della Cessione (Pendente 7/10, Aperture a Capo 4/10, Aste col Concavo a Destra 5/10), così come non mancano altri segni di Resistenza (Mantiene il rigo 9/10, Aste Rette 5/10), pur non potendo accedere, sebbene per pochi decimi, rispettivamente ai Caratteri della Cessione per facilità dell’intenerimento sessuale e della Resistenza per fermezza. Come si vede, una personalità estremamente complessa e sfaccettata in cui coesistono ben quattro caratteri morettiani e a cui si affacciano, sebbene solo in nuce, altri due. Non sarà quindi pretestuoso stante queste premesse argomentare che la personalità di Freud era attraversata da spinte diverse e solo a tratti convergenti. Basti pensare ai numerosi segni di Cessione che sembrano opporsi, in maniera non del tutto armonica, alle opposte e imponenti spinte della Resistenza e dell’Assalto. Si potrebbe dire che Freud ha fatto della Cessione un suo punto di forza, utilizzandola per i fini superiori prospettati dall’Assalto (smania di imporsi e di assalire contraddicendo) con l’ausilio di una non comune Resistenza (smania di accaparrare e di difendere quanto attiene all’Io, intellettualmente e materialmente). Una tale congerie di spinte non può quindi non far pensare, pur con un sorriso, alla stroncante chiosa finale dell’analisi di Moretti sulla scrittura del padre della psicoanalisi: «È un essere decisamente patologico».

(Note. Articolo originariamente pubblicato su «Scrittura, Rivista di problemi grafologici», 145, con il titolo Freud e il libro nero della psicoanalisi. La scrittura di Freud e la quantificazione dei segni è tratta da G. Moretti, Trattato di grafologia, Messaggero, Padova)

Francesco RendeFreud e la grafologia

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