Ufo grafologici?

Come non si fa una ricerca in grafologia

Francesco Rende epistemologia grafologica Leave a Comment

Tempo fa girava su internet il contributo di un grafologo che sosteneva di aver scoperto un fantomatico segno della tendenza al suicidio.

Non farò il nome di questo grafologo anche perché non ho niente di personale contro di lui.

Quello che mi interessa è prendere ad esempio questa “ricerca” per mostrare come non si fa una ricerca in grafologia.

Terra piattaIl problema è di importanza cruciale. La grafologia viene da più parti considerata una pseudoscienza. La mia posizione in merito è che questa fama sia ampiamente meritata.

Ciò che rende scientifica o non scientifica una materia non è la sua veridicità ma la sua validità. Sono due concetti diversi.

Platone sosteneva che la Terra fosse sferica, ma lo sosteneva per il motivo sbagliato. Riteneva infatti che : «la Terra è sferica perché la sfera è la forma più perfetta per un corpo, possiede la massima simmetria; perciò la Terra, che sta al centro dell’universo, deve essere sferica».

Platone ci “aveva preso” (la terra è effettivamente sferica) ma la sua “dimostrazione” della sfericità della terra era del tutto campata in aria. La sua posizione era veridica (o veritiera) ma non valida.

Sarà Aristotele ad azzeccare la dimostrazione giusta: «Aristotele (384-322 a.C) dimostrò definitivamente che la forma della Terra è sferica facendo notare che, durante l’eclisse di Luna, l’ombra che la Terra proietta sul nostro satellite ha un contorno circolare».

Platone ragionava a priori (la terra deve essere sferica perché deve avere la forma più perfetta possibile e questa deve essere la forma sferica) mentre Aristotele ragionava a posteriori, servendosi dell’osservazione e del metodo empirico.

Platone e il ditoAristotele guardava la luna, Platone il dito.

Lo stesso vale per la grafologia. Sostenere che la grafologia sia vera non prova che essa sia valida, dove per valida si deve intendere “provata al di là di ogni ragionevole dubbio secondo i canoni del moderno metodo scientifico”.

La grafologia potrebbe essere vera, ma non valida. Ogni singola proposizione di cui consta potrebbe effettivamente essere veritiera ma non essere stata ancora dimostrata, o non essere (ancora) dimostrabile.

Torniamo alla ricerca in questione, i cui dati salienti citerò e a memoria (con tutti gli eventuali errori del caso).

Immaginiamo anzi che non si tratti di una effettiva ricerca ma di una ricerca ipotetica.

Immaginiamo che un grafologo sostenga di aver riscontrato un fantomatico segno della tendenza al suicidio nel 95% delle scritture di persone poi effettivamente suicidatesi.

Sembra una scoperta incredibile ma, ciononostante, questo grafologo non avrebbe comunque dimostrato alcunché. Vediamo perché.

1) Anzitutto manca il gruppo di controllo.

Non basta, in altri termini, provare che il segno in questione sia presente nel 95% delle scritture di suicidi. Bisogna anche dimostrare che non è presente (o è presente in misura statisticamente inferiore) in persone che non si sono suicidate (e che quindi sono morte per cause naturali).

Uova suicideIl perché è presto detto. Cosa accadrebbe se scoprissimo che il segno in questione è presente nel 98% dei non suicidi? E se scoprissimo che è presente nel 92%? Potremmo trarre qualche conclusione? Ovviamente no.

Io potrei affermare che il segno Curva è indice di abilità nella politica perché il 75% dei politici ha Curva di almeno 5/10. Avrei dimostrato qualcosa? Con ogni probabilità no. Curva è un segno estremamente frequente e potrebbe benissimo darsi che sia presente nel 75% della popolazione generale e che quindi non sia indice di alcunché (o quanto meno non di abilità nella politica).

2) Mancano i criteri di rilevazione del segno. Nella ricerca in questione non viene spiegato quale sia il segno in questione e come rilevarlo.

Le ragioni addotte per questa omissione erano questioni di “ordine pubblico”, ovvero la pericolosità sociale di una eventuale diffusione della scoperta (?). Neanche per la fissione nucleare furono prese tali precauzioni. Si teme forse una nuova Hiroshima grafologica?

Non discuterò queste ragioni ma vorrei precisare che la scienza è un’impresa pubblica. Sostenere di aver scoperto una formula per tramutare il piombo in oro non è una scoperta scientifica fino a quando: a) non si rende pubblica la formula; b) altri ricercatori indipendenti non riescono a tramutare il piombo in oro.

Non pubblicare i criteri di rilevazione del segno equivale a non pubblicare nulla. È solo aria fritta al cubo.

3) Manca il doppio cieco. Il rilevatore in questione, per quanto incredibile possa sembrare, ha verificato lui stesso la presenza o l’assenza del “segno del suicidio”.

Lettera di Kurt CobainQuesta procedura è del tutto opinabile. I ricercatori sono emotivamente coinvolti nelle loro ricerche e possono quindi cadere nelle più svariate forme di autoinganno. Se questo è vero per la fisica a maggior ragione deve esserlo per la grafologia. La storia della scienza è piena di “imprese” poi rivelatesi errori marchiani.

Non sono gli unici errori della ricerca in questione (manca anche una elaborazione statistica dei dati, delle notizie accurate sul campione e sulla procedura eseguita per la rilevazione) ma tutto questo passa in secondo piano davanti alla mancanza dei requisiti minimi di cui sopra.

Ad alcune di questi errori, su pressanti sollecitazioni, il grafologo-ricercatore ha posto riparo, ad altri non ancora. Il risultato è analogo al titolo di quell’opera di Shakespeare: Tanto rumore per nulla.

Vediamo ora, brevemente, come si dovrebbe procedere per “provare” che esiste un segno che indica una tendenza al suicidio.

a) La scrittura di cento persone effettivamente suicidatesi deve essere messa a confronto con la scrittura di cento persone morte per cause naturali.

b) Devono essere pubblicati i criteri di rilevazione del segno che devono essere univoci e tali non dare adito ad equivoci di nessun tipo sulla presenza/assenza del segno.

c) L’attendibilità dei criteri di rilevazione del segno deve essere provata in una fase di pre-test. Due o più grafologi, in base a questi criteri, devono riuscire a discriminare tra le scritture che hanno il segno in questione e le scritture che non ce l’hanno. Se la loro percentuale di accordo è inferiore all’80%-90% si deve tornare al punto b) e rivedere i criteri.

Galileod) Uno o più ricercatori devono esaminare le duecento scritture alla ricerca del segno senza sapere 1. Se siano o meno di persone effettivamente suicidatesi 2. Di cosa sia indice il segno. 3. Quali siano le ipotesi in verifica.

e) Si devono elaborare i risultati ed escludere, con l’analisi statistica, che le eventuali differenza tra i due gruppi siano dovute al caso.

f) Si devono rendere pubblici i risultati in entrambi i casi, sia che la ricerca abbia confermato le ipotesi di partenza sia che non le abbia confermate. I dati devono essere presentati in maniera sintetica, in modo che siano facilmente consultabili da chiunque e devono essere sfrondati di tutte le teorie e speculazioni non inerenti. Si deve utilizzare un linguaggio il più possibile tecnico e asciutto. Devono in altri termini parlare i dati, non le chiacchiere.

g) Le duecento scritture devono essere a disposizione di chiunque voglia consultarle, così come i dati relativi al campione.

Infine, un ultimo cenno sull’ipotesi in verifica. Prima ancora di intraprendere una ricerca ci si dovrebbe interrogare sulla sua consistenza. È possibile che esista un unico segno della tendenza al suicidio? L’intera storia della grafologia sembrerebbe affermare il contrario.

KebabNon esiste, ad esempio, un singolo segno dell’omicidio perché non c’è un rapporto di relazione diretta tra la presenza di un determinato segno e la messa in atto di un comportamento qualsivoglia. I segni grafologici, si è ripetuto fino alla nausea, indicano tendenze e non cosa mangerò domani a colazione. Potrei avere una certa predisposizione a preferire cibi delicati ma nulla vieta che possa comunque mangiarmi un kebab.

Similmente nelle scritture di omicidi, si riscontreranno spesso (ma non sempre) indici di aggressività latente o manifesta, di disordine emotivo o di mancanza di emotività, di impulsività, frustrazione e quant’altro. Ma da qui a predire un omicidio ce ne corre.

La grafologia anche se non è ancora una scienza a tutti gli effetti può diventarlo. Nulla glielo vieta. Ma la previsione del futuro non solo non rientra nei suoi compiti ma la colloca istantaneamente nell’ampio mare magnum della baggianate.

Francesco RendeCome non si fa una ricerca in grafologia

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