Aiuto, dottore, c’è un fallo nella mia scrittura

Francesco Rende divulgazione grafologica

Il termine fallo deriva dal latino phallus che deriverebbe a sua volta dal sanscrito phalati, che vuol dire “germogliare”.

Il fallo tra i Greci e i Romani era simbolo di potere e la sua rappresentazione in forma di amuleto (fascinum), era usato come portafortuna da appendere al polso.

Oggetti fallotropiObelischi, campanili e torri altro non sarebbero che un simbolo fallico e questo spiega forse perché sant’Agostino, evidentemente saturo di questa panfallia, stabilì che il pene fosse la “verga del diavolo” e l’organo corrottissimo per eccellenza.

I Romani adoravano Priapo, un dio rappresentato da un’abnorme erezione, da cui deriva il termine priapismo, una condizione medica alquanto perniciosa. Data la natura del culto di Priapo si può solo apprezzare la sobrietà dei cristiani, che elessero a simbolo della loro religione una più austera croce.

Ma anche Assiri e Fenici adoravano una divinità omologa, il dio Kmul, anch’egli raffigurato da un’enorme membro. La vita per gli omofobi, all’epoca, doveva esser dura.

Gli israeliti erano soliti giurare mettendosi una mano sui testicoli (testes=testimoni) ma per Persio e Aretino i testicoli sarebbero sì testimoni, ma dell’atto sessuale. In caso di mancata consumazione potrebbero forse persino essere interpellati dalla Sacra Rota.

Cosa c’entra tutto questo con la grafologia?

Falli nascosti nella scritturaÈ presto detto. Secondo la grafologa Michelle Dresbold «appendici a forma di fallo nella scrittura, sono quasi sempre un segno che lo scrivente è ossessionato dal sesso e ha vivide fantasie erotiche. Spesso questi scriventi possono raggiungere il piacere sessuale solo indulgendo in pratiche estreme e non convenzionali».

Un fallo nella scrittura?

Questi sono gli esempi portati da Dresbold.

Scrittura di Chevalier d’Éon de Beaumont

Fig. 1 – Chevalier d’Éon de Beaumont

Il primo (1, fig. 1) appartiene a Chevalier d’Éon de Beaumont, una specie di Lady Oscar ante litteram. Di professione spia, fu ammesso tra le dame d’onore dell’imperatrice Elisabetta Russia e convinse persino Luigi XVI del suo essere “donna dentro” al punto che il re, commosso dalla sua triste storia, gli mise a disposizione dei fondi per rifarsi il guardaroba. D’Éon sosteneva infatti di essere nato donna, ma che il padre, per poter entrare in possesso di un’eredità, l’avesse cresciuto come un maschietto. Peccato che alla sua morte il responso fu unanime: D’Éon aveva il fallo ed era quindi un impostore (o più semplicemente un transessuale).

La seconda scrittura (2) è del Marchese de Sade, che non ha certo bisogno di presentazioni, e la terza (3) del suo omologo von Sacher-Masoch inventore, si fa per dire, del masochismo. Ci vuole probabilmente una certa fantasia per vedere del fallo in queste tre scritture (dopo tutto il fallo, come la bellezza, è nell’occhio di chi guarda), fantasia che non è invece richiesta nel caso della scrittura di Aleister Crooley in cui il gesto fallico più che inconsapevolmente trasfuso sembra del tutto esplicitamente disegnato.

Scrittura di Aleister Crowley

Fig. 2 – Aleister Crowley

Aleister Crowley (4, fig. 2), il cui vero nome era Edward Alexander Crowley, viene considerato il fondatore dell’occultismo e del moderno satanismo. A lui va quindi attribuita la responsabilità morale della dozzinale estetica di un certo tipo di heavy metal (non è male tuttavia la canzone di Ozzy Osbourne a lui dedicata) nonché delle sempiterne rampogne sui pericoli demoniaci dell’ascolto dei luciferini 33 giri («il messaggio all’incontrario ha un effetto straordinario: se lo ascolti all’incontrario resta ugual»).

Il suo curriculum è di tutto rispetto. Autodescrittosi come “l’uomo più perverso del mondo”, teorizza apertamente la pratica dell’omosessualità e scrive encomiabili testi quali la Ballata della sodomia passiva, prima di finire i suoi giorni sulla copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Il fallo, con tanto di testimoni, in questo caso è indubbio.

Wilbur

Fig. 3 – Wilbur

Più opinabile il fallo del Reverendo James Warren (5), carismatico leader del People’s Temple accusato di lavaggio del cervello e abusi sessuali, nonché responsabile della morte di 900 persone indotte al suicidio di massa. Anche la f di Micheal Jackson (6), con tutta la buona volontà, sembra solo una f, mentre è di un certo interesse la W di tale Wilbur (7, fig. 3), di cui tuttavia l’autrice non ci dice granché: “Potreste conoscere Wilbur. È il tipico tizio della porta accanto che si nasconde nei cespugli con il binocolo…”. Strani vicini, quelli di Michelle Dresbold.

Croowley a parte, come si sarà capito, sono piuttosto scettico sull’esistenza del “fallo grafologico”. O almeno lo ero, fino a quando non mi è capitata tra le mani la scrittura di una cara amica. Dovrei preoccuparmi? Al lettore il non arduo compito di rintracciare il fallo nella sua scrittura.

Fallo nascosto nella scrittura

Post Scriptum: i falli più “convincenti” sono quelli che esulano dal modello scolastico. Che una p o una f assomigli a un fallo non ci dovrebbe stupire, nella misura in cui queste lettere hanno già di per sé una forma fallica (e come insegna Freud, qualsiasi oggetto convesso, opportunamente interpretato può assumere nella nostra immaginazione una forma fallica). Insomma, vedere falli ovunque non è una mai un buon segno. In alcuni casi sarà un indice di un problema dell’analizzando, in altri casi, forse più frequenti, dell’analista.

Francesco RendeAiuto, dottore, c’è un fallo nella mia scrittura